- Allegato "A"
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Allegato A
 

Il sottoscritto Luigi Di Stefano, nato a Roma il 03/05/1952, residente in Roma, Via Padre Semeria 65 00154, C.F. DSTLGU52E03H501G, in qualità di:
- Amministratore Unico della società DIESSE srl, Via Trigoria 51 Roma, C.F. e P.IVA 05474770582, C.C.I.A 504689, iscritta al Tribunale di Roma n. 7152/82, dichiarata fallita dal Tribunale di Roma nel 1992
- Comproprietario della Diesse srl per il 50% delle quote sociali
- Privato cittadino

In merito ai fatti di cui alla propria querela contro la Cassa di Risparmio di Roma Agenzia di Pomezia, Piazza Indipendenza 11 Pomezia (RM), rimette la presente relazione/memoriale per la descrizione dei fatti.
 
 

Indice

1) Descrizione della DIESSE srl e della sua attività 
2)- La struttura operativa         
3)- La struttura finanziaria         
4)- I fatti oggetto della presente denuncia       
5)- Sulla natura truffaldina e intenzionale dei fatti – Ulteriori elementi    
6)- Ulteriori considerazioni in merito allo stato economico della Diesse all’epoca dei fatti  
7)- Cause del fallimento della Diesse        
8)- Danni derivanti dall’azione messa in atto     


La DIESSE srl

La DIESSE srl nasce nel 1982 per iniziativa dei due soci, Luigi Di Stefano e Guido Di Stefano.
L’attivita` e` incentrata sulle lavorazioni ottico-meccanice ad alta tecnologia. Nella fattispecie :
- Lavorazione ottico-meccanica del cristallo acrilico per uso scientifico e industriale
- Realizzazione di guide di luce e contatori di particelle subatomiche ad uso dei centri per la ricerca nucleare italiani e stranieri.
- Produzione di Iposcopi e periscopi per carri armati e visori balistici per autoblindo ad uso dell’Esercito Italiano
- Produzione di kit per la manutenzione dei parabrezza di aerei ed elicotteri ad uso delle Forze Armate Italiane e ditte dell’aviazione generale
- Lavorazioni meccaniche di precisione soprattutto per centri di ricerca scientifica italiani e stranieri

L’apporto di conoscenze tecnologiche e` dato dalle competenze dei due soci, entrambi ex dipendenti pubblici di centri di ricerca nucleare:
- Guido Di Stefano (classe 1924, deceduto nel 1998) pensionato dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare in qualita` di funzionario responsabile del Gruppo Alte Energie dei Laboratori Nazionali di Frascati.
- Luigi Di Stefano (classe 1952) imprenditore, con esperienza tecnica maturata in tre anni alle dipendenze dell’Universita` degli Studi della Calabria - Tecnico Coadiutore nel Dipartimento di Fisica (1974/1977); e tre anni alle dipendenze dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Laboratori Nazionali di Frascati, come Assistente di ruolo Tecnico-Professionale nel Servizio Meccanica e Vuoto (1977/1981) (si allega il curriculum professionale, Allegato 10)

L’Amministratore Unico della DIESSE srl e` sempre stato Luigi Di Stefano, fin dalla costituzione

L’unica proprieta` dei soci era rappresentata da un immobile ( villino di 100Mq) sito in V. Leonardo da Vinci 25 Pomezia (Torvaianica) acquistata nel 1983 con i proventi derivanti dalla vendita di una precedente casa di proprieta` del sig. Di Stefano Guido e con l’apporto dei risparmi del resto della famiglia.
Quando la crescita della DIESSE rese necessario ricorrere all’apporto dei fidi bancari fu richiesta dalle banche la garanzia fidejussoria da parte di tutti i cointestari della casa, ed e` questo l’unico motivo per cui i tre soggetti Guido Di Stefano, Giulio Di Stefano e Carboni Elvira sono coinvolti come fidejussori nelle vicende a seguito descritte, oltre al sottoscritto.

L’attivita` si svolge fin dall’inizio :
- Nel settore Scientifico con la produzione si commessa di apparati scientifici per conto di Istituti di Ricerca italiani e stranieri : INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, tutte le sezioni), ENEA (Ente Nazionale Energie Alternative), CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), CERN (Centro Europeo di Ricerca Nucleare - Svizzera) DESY ( Deutche ElectroSYncrotron ad Amburgo) MIT ( Massachussets Insitute of Tecnology a Boston), University of Colorado (USA), Ecole Politecnique (Francia), e altri.
- Nel settore Militare dal 1982 con la produzione di semilavorati per conto delle Officine Galileo di Firenze (tramite la Polivar spa di Pomezia che forniva la materia prima) e dal 1985 con la produzione di strumenti ottici su commesse dello S.M.M.E.P. (Stabilimento Militare Materiali Elettronici e di Precisione, V. Flaminia 335 Roma)
- Nel settore industriale con produzioni su commessa della Polivar spa di Pomezia (RM) per conto della quale si svolgono lavorazioni su materiali ad uso scientifico di sua produzione

Con la Polivar spa vi e` un doppio rapporto di clienti ( in quanto utilizzatori del cristallo acrilico per uso tecnico e scientifico che questa ditta produce) e di fornitori in quanto la DIESSE esegue in conto lavorazione trasformazione di materiale prodotto dalla Polivar ( ad esempio la DIESSE eseguiva la lavorazione dei blocchi di tipo speciale che diventavano finestre antiradiazione usate in alcune centrali nucleari francesi).

Il settore militare viene “scoperto” perche` le tecnologie di lavorazione che abitualmente si utilizzano per le produzioni ad uso scientifico sono applicabili alla produzione di iposcopi per carri armati e visori per autoblindo. In questo settore la tecnologia della DIESSE e` nettamente superiore sia in qualita` che in costo a quella dei concorrenti (che nonostante siano grandi nomi dell’industria militare italiana la compravano all’estero) e questo permette, con i dovuti tempi di verifica degli enti appaltanti, di assicurarsi sempre maggiori e cospicue commesse.
Dopo l’esperienza come subfornitori delle Officine Galileo di Firenze (che ordinavano i semilavorati alla Polivar di Pomezia che produceva la materia prima mentre la DIESSE eseguiva le lavorazioni) la DIESSE si e` presentata come fornitore dell’Esercito Italiano. (Stabilimento Materiali Elettronici e di Precisione - V. Flaminia 335 - Roma)
La prima gara vinta nel 1985 e` relativa al contratto 927 di repertorio relativo alla produzione di visori balistici per autoblindo per un importo di 105 milioni oltre IVA
La seconda gara vinta, contratto 1.097 di repertorio (relativa all’aliquota del 30% riservata alla aziende situate nel centro-sud) nel 1986 e` relativa alla produzione di iposcopi per carri armati per un importo di 420 milioni oltre IVA

La produzione di iposcopi per carri armati prevede, per la prima fornitura, un collaudo di “qualificazione” che dura 9 mesi. L’estrema delicatezza tecnologica dello strumento impone infatti la verifica che i parametri di collaudo restino invariati nel tempo.
Quindi questo collaudo, che viene eseguito solo sul primo lotto della prima commessa di iposcopi per carri armati, “qualifica” la ditta alla produzione di questi strumenti. Se questo “collaudo di qualificazione” non andasse a buon fine la ditta non potrebbe dar corso alla successiva produzione, perderebbe le commesse e pagherebbe le penali. Se invece questo “collaudo di qualificazione” va a buon fine si può proseguire all’esecuzione delle commesse.
Superato brillantemente il collaudo di qualificazione la DIESSE viene invitata dal Ministero della Difesa a concorrere all’intero quantitativo di approvigionamento per l’anno 1987 (gara Nazionale e gara Centro-Sud).
Nel 1987 la DIESSE si aggiudica quindi commesse per circa 1.400 milioni oltre IVA (contratti 1210 e 1211)
Inoltre i materiali possono essere forniti al Ministero della Difesa a prezzi molto competitivi, inferiori del 20% in termini reali per gli iposcopi dei carri armati ed addirittura del 50% per i visori degli autoblindo rispetto a quelli praticati dalla concorrenza.
Cio` e` dovuto a motivi precisi:
- Le tecnologie sono elaborate in proprio dai due soci ( che all’epoca erano sicuramente i massimi esperti italiani in quella specifica tecnologia di lavorazione del “Vetro organico”), e si traducono in superamento costante dei parametri di collaudo, nell’assenza di acquisizione di licenze e materiali dall’estero, drastica riduzione degli scarti di produzione ( da circa il 20% della produzione, valore tipico per produzioni ottiche, a circa il 3%).
Basti pensare che mentre la concorrenza acquistava all’estero circa l’80% del valore finale degli strumenti per la DIESSE questa quota e` inferiore al 5% (specchi di quarzo non prodotti in italia).
Tutte le produzioni per il settore militare rispondono a precise norme tecniche MIL-STD e presso la DIESSE c’è la costante presenza di due collaudatori dello Stabilimento Militare che seguono il rispetto dei piani di controllo qualità della produzione ed eseguono i collaudi degli strumenti nel Laboratorio di Collaudo messo a disposizione dall’azienda.

Per le produzioni di tipo scientifico basti dire che la DIESSE e` l’unica ditta italiana in grado di produrre Guide di Luce e Rivelatori di particelle subatomiche (alcuni tentativi di altre ditte si sono risolti in disastri tecnologici) ed e` una delle quattro o cinque ditte in Europa in grado di realizzare questi strumenti. Si tratta del “cuore” delle esperienze di Fisica delle Alte Energie, trattandosi degli strumenti che permettono di “vedere” e “registrare” quello che avviene quando un atomo viene “scisso” a seguito della collisione con un fascio di elettroni.
Questi strumenti scientifici vengono commissionati dai più prestigiosi centri di ricerca nucleare italiani ed esteri (già citati) e quindi anche in questo caso il controllo ed il collaudo della produzione viene effettuato da tecnici italiani e stranieri presso la ditta.

Quindi la DIESSE è una azienda che lavora in una cosiddetta “nicchia di mercato” ad alta specializzazione tecnologica, con commesse quasi unicamente da Enti Pubblici italiani e stranieri: in soli tre anni (1985-1987) le commesse del Ministero della Difesa aumentano di circa il 1.500%, e il fatturato passa da circa 300 mlioni a oltre il miliardo di lire (con un aumento di circa il 300%)


La struttura operativa

La Diesse nasce con un solo dipendente e, ovviamente, con l’apporto operativo dei due soci che c’è sempre stato.
Via via che la ditta cresce si fanno assunzioni a tempo indeterminato e si avviano contratti di fomazione lavoro secondo le leggi approvate a quell’epoca.
Tutti i contratti di formazione lavoro, necessari perche` vista la particolarita` dei lavori il personale puo` solo formarsi in ditta, sono tutti trasformati in contratti di assunzione a tempo indeterminato.
L’attivita` si svolge su due capannoni industriali in affitto in un centro industriale alle porte di Roma (V. Trigoria n. 51), per un totale di circa 1000 Mq.
I reparti operativi sono tre: Officina meccanica, Lavorazioni Ottiche e Collaudo.
Nell’ufficio amministrativo lavora un impiegato di concetto e per la contabilità e le buste paga ci si avvale del supporto dello Studio Commercialista del Rag. Guido Nigri, iscritto all’albo dei ragionieri commercialisti e con studio in Viale della Tecnica 121.

Vista la delicatezza delle produzioni fin dal 1986 alla DIESSE sono costantemente presenti due collaudatori dell’Esercito, che seguono costantemente le produzioni, controllano il rispetto dei Piani di Controllo Qualita`, eseguono i collaudi su tutta la produzione avvalendosi delle attrezzature presenti nella “sala collaudi” allestita in ditta.
Parimenti spesso sono presenti i collaudatori degli Istituti di Ricerca che controllano le produzioni degli strumenti scientifici di loro pertinenza. Anche stranieri, spesso delle Universita` americane o del C.E.R.N. (Centro Europeo di Ricerca Nucleare)

La totalita dei macchinari e delle attrezzature sono stati acquistati dopo la costituzione della ditta, investendo centinaia di milioni derivati dalla attività e dagli utili aziendali e realizzando in proprio tutte quelle attrezzature non reperibili sul mercato.
Una particolare attenzione era posta all’igiene ambientale ed alla salute delle maestranze. Tutto il sistema di depurazione ambientale della ditta e` stato progettato dal sottoscritto e realizzato in proprio, sono stati fatti eseguire i controlli a ditte specializzate legalmente autorizzate, verificando il rispetto delle norme di legge in materia di igiene con valori di inquinanti dieci volte inferiori ai limiti. (Il sottoscritto attualmente è esperto di sicurezze industriali abilitato ai sensi del D.Lgs. 626/94 e succ.)
I programmi futuri prevedevano la realizzazione di strumenti sempre piu` sofisticati di cui erano stati gia` realizzati i prototipi, quali iposcopi con filtri antilaser e strumenti per la visione notturna, questi ultimi destinati al mercato civile della televisione e della fotografia.

In sostanza una azienda sanissima, operante nei settori a tecnologia avanzata, con personale giovane, preparato e motivato. Una azienda dove non c’e` mai stato un incidente sul lavoro.


La struttura finanziaria

Gia` poco tempo dopo la costituzione (1982) e` stata aperta una posizione di Conto Corrente presso l’Agenzia di Pomezia della Cassa di Risparmio di Roma, presentati a questa banca dalla Polivar spa di Pomezia – Via Naro snc, una media azienda con circa 250 dipendenti e un fatturato annuo di circa 30 miliardi che produceva i materiali che la Diesse trasformava, che aveva interesse, vedremo i motivi, allo sviluppo della Diesse proprio per questo motivo e che era cliente primario della stessa banca.

Dopo qualche anno chiedemmo ed ottenemmo uno scoperto di 20 milioni a fronte di fidejussioni personali dei soggetti gia` indicati.
Quindi è proprio la Cassa di Risparmio di Roma, Ag. Di Pomezia, la prima banca della DIESSE e quella che ne segue dall’inizio l’attività. Col passare degli anni si crea quindi un ottimo rapporto fiduciario, come si vedrà in seguito.
Infatti i clienti della DIESSE sono quasi esclusivamente Enti Pubblici e la Polivar spa di Pomezia (RM). La Polivar spa (una media azienda con circa 250 dipendenti) è la ditta che produce la materia prima (il plexiglas o perspex) che si usa nelle produzioni della DIESSE. La materia prima destinata ad usi scientifici o militari è quella di maggior pregio e a più elevato valore aggiunto, quindi di grande interesse per la Polivar spa, con cui la DIESSE mantiene quindi un rapporto duplice di cliente (perché acquista i suoi materiali) e fornitore (perché esegue lavorazioni per conto Polivar)
La Polivar spa è cliente della stessa Cassa di Risparmio Ag. Di Pomezia, e tutti i pagamenti effettuati nel corso degli anni da Polivar a DIESSE girano nella stessa banca.
Dal 1982 al 1986 la Cassa di Risparmio è l’unica banca della DIESSE, mantenendo sempre lo stesso fido di 20 milioni di lire.
Nonostante le commesse per i vari enti di ricerca abbiano pagamenti solitamente più lunghi di quanto indicato in ordine e fattura (in genere 60gg) la DIESSE riesce a gestire l’attività e svilupparsi con questo affidamento minuscolo senza aver necessità di liquidità ulteriori.

Ma, con la prima commessa del Ministero della Difesa (1985, contratto 927 di 105milioni) si rende necessario programmare un piano finanziario adeguato.
Infatti l’iter di pagamento del Ministero della Difesa è molto lungo: dall’approntamento del lotto di produzione all’effettivo incasso della fattura su mandato di pagamento della Banca d’Italia passano mesi e mesi (normalmente 6/8 mesi). Questa prima commessa viene comunque gestita totalmente sulla Cassa di Risparmio con il fido di 20 milioni e tutti i pagamenti sono transitati su questa banca.

Con la seconda commessa del Min. Difesa (1986, contratto 1.027 per 420milioni), iniziammo ad aprire rapporti con altre banche, e in particolare la Fiscambi Factoring, del gruppo Nuovo Banco Ambrosiano. 
Poiché la DIESSE non aveva proprietà immobiliari e gli utili venivano dai soci reinvestiti totalmente nell’azienda (c’era la necessità di attrezzarsi, di locali, di formare il personale etc.) il “factoring” (la cessione per atto pubblico dei crediti maturati) era un ottimo sistema che sgravava in parte dalla necessità di possedere cospicue garanzie reali per accedere al credito. All’epoca si trattava di uno strumento innovativo e credo che siamo stati la prima azienda autorizzata dal Min. Difesa a compiere questo genere di operazioni.
La Fiscambi Factoring concesse alla DIESSE un plafond che arriverà fino a 300milioni a fronte di fatture emesse per i contratti del Min. Difesa
La Fiscambi Factoring non erogava in contanti, ed i tempi di bonifico fra Fiscambi e Banca erano lunghi.
Su indicazione del Direttore della Fiscambi aprimmo una posizione presso una filiale del Nuovo Banco Ambrosiano, che ci concesse un fido di Conto Corrente di 20 milioni, più tardi (dopo l’azione di cui alla presente querela) portato a 50 milioni dietro rilascio a garanzia di un pari importo di titoli di Stato (BOT) di mia proprietà personale.
Ma occorre dire che questa apertura di rapporti con la Fiscambi riguardava la previsione di futuri e prevedibili sviluppi delle commesse del Ministero della Difesa, e che l’esecuzione del contratto 1.027 fu gestita totalmente con la Cassa di Risparmio

Ad Ottobre 87 la DIESSE fu invitata dal Min. Difesa a partecipare alle due gare ( Nazionale e Centro sud) per l’intero approvvigionamento di strumenti di quell’anno (si trattava degli stessi strumenti già in produzione per la gara dell’anno prima). Per poter partecipare era necessario effettuare un deposito cauzionale in contanti ( Assegno Circolare intestato all’Amministratore (me medesimo) e girato) rispettivamente di 50 milioni per la gara Nazionale ed 30 milioni per la gara Centro Sud.
Ricordo perfettamente che regolai tutto nella stessa mattinata precedente il giorno di gara, pur sapendo che si trattava in pratica di richiedere una erogazione straordinaria che non doveva pesare sulla disponibilita` di Conto Corrente, in pratica Un “supero” come si dice in gergo.
Mi recai dapprima, con il bando di gara, presso la Cassa di Risparmio di Pomezia (dove in quel momento avevamo un fido di soli 20 milioni, in utilizzo) e fatta richiesta uscii dopo pochi minuti con l’assegno da 50 milioni. Di li, in macchina, raggiunsi a Roma la sede del Nuovo Banco Ambrosiano, a Roma, dove ottenni sulla parola l’assegno di 30 milioni (a fronte di un fido di 20 milioni, in utilizzo)
Il giorno dopo, con gran disappunto della concorrenza, ci aggiudicammo entrambe le gare (contratti 1210 e 1211), per un totale di Un miliardo e quattrocentoquaranta milioni al netto dell’IVA.
Dopo poche settimane (firmati i contratti e restituiti gli assegni circolari che avevamo ottenuto), a seguito di queste importanti aggiudicazioni, la Cassa di Risparmio ci concesse, su nostra richiesta, un affidamento per sconto di Fatture di 200 Milioni, e ancora dopo poco tempo un ulteriore fido di 30 milioni per l’acquisto di merci all’estero, e un ulteriore fido di 20 milioni per PND (pagamento assegni e tratte)
Poi, su invito di un consulente commerciale, aprii un conto corrente sulla Banca Popolare dell’Etruria, con un fido di 20 milioni

In sostanza questo era il rapporto della DIESSE con le Banche in quel periodo. (e siamo quindi arrivati ai primi mesi del 1988.) e in particolare con l’Agenzia di Pomezia della Cassa di Risparmio di Roma, dove potevamo vantare affidamenti per un totale di 270 milioni e che rappresentava la banca primaria della DIESSE.

Quindi, all’inizio delle due grosse commesse del Min. Difesa (contr. 1210 e 1211), mentre era ancora in corso la produzione relativa alla commessa n. 1097 (si tratta degli identici strumenti, l’Iposcopio M17) ed era esaurita e a buon fine la commessa n. 927, la situazione finanziaria della DIESSE era la seguente:
- Cassa di Risparmio di Roma Ag. di Pomezia fidi per un totale di 270milioni
- Nuovo Banco Ambrosiano fido per 20 milioni
- Fiscambi Factoring fido di 300milioni (su cessione di crediti con atto pubblico)
- Banca Popolare dell’Etruria fido di 20 milioni
Per un totale di disponibilità, nelle varie forme, di 640milioni
A fronte di ordini in portafoglio per circa due miliardi con il Min. Difesa e l’usuale attività nei confronti dei centri di ricerca italiani e stranieri e la Polivar spa.


I fatti oggetto della presente denuncia

Nel corso del 1988 la produzione si svolse regolarmente per un fatturato superiore al miliardo (solo tre anni prima eravamo ancora sui 300 milioni), con gran soddisfazione di tutti, anche delle banche, poiché visti i tempi di pagamento del Min. Difesa pagavamo cospicui interessi per gli utilizzi.
Nel 1989, pur continuando senza intoppi la produzione, ci ritrovammo, noi come tantissime aziende che lavoravano per gli enti pubblici, nella cosiddetta “Emergenza Mondiali” (la necessità di costruire le opere destinate allo svolgimento dei mondiali di calcio). In pratica, in vista dei famigerati Mondiali di Calcio di “Italia 90” i tempi dei pagamenti del Min. Difesa si allungarono oltre i soliti e già lunghi tempi.
Non che questo dipendesse dal Min. Difesa o da manchevolezze della nostra produzione: i lotti venivano approntati, i collaudi superati, i materiali consegnati, le fatture portate allo sconto. Noi seguivamo (tramite la nostra impiegata che si occupava della cosa) tutto l’iter dei pagamenti: Min. Difesa, Corte dei Conti, Banca d’Italia (in Via dei Mille, a Roma) che emetteva il mandato.
Ma i tempi dell’iter si allungavano rispetto a quelli soliti che erano già di per se non brevi.
Comunque, anche se a fronte di sacrifici personali, in virtù del fatto che con le commesse del settore scientifico riuscivamo a finanziare la produzione del settore militare, anche usando i classici strumenti della corretta amministrazione (allungavamo i tempi dei nostri pagamenti) riuscivamo ad andare avanti senza troppi problemi. Del resto “l’emergenza mondiali” era cosa nota fra gli operatori economici: c’era chi ne veniva danneggiato ma anche chi ci guadagnava (magari malamente, perché dopo i mondiali Italia ’90 ci fu un cospicuo strascico giudiziario………)

A riprova del fatto che alla fine del 1989 la condizione economica e finanziaria della Diesse era positiva posso indicare che:
- L’andamento del fatturato era più che positivo: 370 milioni nel 1987, 1.066 milioni nel 1988 e circa 1.200 milioni nel 1989 (ma il bilancio del 1989 non è stato depositato per la cessazione dell’attività conseguente ai fatti che sto qui descrivendo)
- Il 70/80% del fatturato era nei confronti del Min. della Difesa, incentrato su strumenti per i quali avevamo brillantemente superato la prova di qualificazione (un particolare collaudo che era stato eseguito sul primo lotto di produzione e che durava nove mesi), e che per i lotti successivi il collaudo veniva eseguito in Diesse dai collaudatori dell’Esercito, ed approvati prima che i materiali venissero consegnati.
- Nel 1988 (o 1989, non ricordo con precisione) lo stesso Min. della Difesa ci aveva invitati a partecipare a due ulteriori gare per iposcopi di identica tecnologia produttiva ma di tipo diverso (quelli che equipaggiano i carri armati Leopard) ma che avevamo declinato, giustificando ampiamente i motivi ma rendendo la disponibilità per il futuro, per non mettere “troppa carne al fuoco” come si dice, cioè per non sovraccaricare la ditta di impegni che erano già cospicui.
- Nello stesso 1989 stavamo eseguendo le prime commesse per conto di aziende private del settore militare, in particolare i visori balistici del carro armato VCC “Camillino” per la ditta “Officine Salvadori” di Firenze e i prototipi dell’iposcopio destinato al nuovo carro armato della OTO Melara denominato “C1 – Ariete” (in collaborazione con la Polivar)
- Inoltre eseguivamo regolarmente le commesse da parte degli enti scientifici di ricerca sia direttamente sia in collaborazione con la Polivar spa.
- L’utilizzo degli affidamenti non superava circa il 50% delle disponibilità globali (a parte la Fiscambi Factoring di cui darò dettaglio)
- Nessun fornitore aveva a che ridire e tutte le scadenze venivano onorate
- Nessuna ingiunzione di pagamento ci era mai stata notificata
- Non avevamo mai subito protesti o storni di nessun genere

Invece era completamente utilizzato il fido in essere (300 milioni) con la Fiscambi Factoring.
Questo era dovuto alla dilatazione dei tempi di pagamento del Min. della Difesa, ma non comportava problemi sul regolare andamento della produzione che potevamo finanziare in base agli accordi commerciali a suo tempo intercorsi con il fornitore principale di materia prima (la Polivar) e gli incassi dei lavori nel settore scientifico che continuavano regolarmente.
A riprova di quanto affermo posso indicare che alla fine del 1989 a fronte di una esposizione di 300 milioni la Fiscambi aveva all’incasso fatture per il Min. della Difesa di 680 milioni. Fatture emesse a fronte di produzione collaudata ed accettata, e quindi titoli esecutivi nei confronti di un soggetto pubblico, verso il quale era stata fatta appunto di una operazione di Factoring con la cessione dei crediti per atto pubblico riconosciuta dallo stesso Min. della Difesa. Quindi quei 680 milioni di crediti non erano “un rischio” perché come si sa gli impegni dello Stato vengono dalle banche considerati a rischio “zero”
Inoltre la Fiscambi ci anticipava il 70% dell’importo nominale delle fatture, ma una volta raggiunto il plafond del fido non erogava più nulla, e la differenza fra i 300 milioni di esposizione e i 680 milioni di crediti ci sarebbe stata (tolta la aliquota di interessi che andava maturando) interamente versata.
Per cui alla fine del 1989 la Diesse poteva vantare anche questi 380 milioni ancora da incassare sulle produzioni già effettuate, e un portafoglio ordini per produzioni ancora da eseguire per il Min. della Difesa di circa 800 milioni.

All’inizio del 1990 in qualita` di amministratore unico della DIESSE srl intrattenevo rapporto di correntista con la Cassa di Risparmio di Roma agenzia di Pomezia.
In quel momento la Diesse srl aveva accesi presso l’agenzia tre conti correnti bancari:
- il CC n. 2038/58 con fido di 20 milioni e fido PND di 20 milioni (quindi totale 40 milioni che si utilizzava come “cash flow”)
- il CC n. 2038/55 con un affidamento di 30 milioni di scoperto per acquisti su Estero (il cui utilizzo andava ripianato entro 60gg)
- il CC n. 2039/55 con un affidamento di 200 milioni di scoperto per conto anticipi su fatture.
Quindi un totale di affidamenti di 270 milioni al valore del 1990, garantiti con la fidejussione di quattro persone ( Luigi Di Stefano, Guido Di Stefano, Giulio Di Stefano, Carboni Elvira. Tutta la famiglia di origine, a motivo che una unica proprieta` immobiliare era di proprieta` comune.)

Il giorno 11/01/90 ricevetti una raccomandata dalla banca (Allegato 3)( con comunicazione per conoscenza ai fidejussori) con ordine di rientro immediato dello “scaduto” sulle esposizioni in essere:
- Esposizione di L. 61.899.748 su C/C 2038/58 a fronte di un fido di L. 40.000.000;
- Esposizione di L. 57.116.429 su C/C 2039/55 a fronte di un fido di L. 200.000.000;
- Esposizione di L. 11.000.000 su C/C 2038/05
( Per un totale di esposizioni di circa 130.000.000;)

Le motivazioni, spiegate nella stessa lettera, erano che:
- esisteva una posizione di sconfinamento sul fido in conto corrente 2038/58 di circa 21.000.000;
- esistevano delle fatture scadute e non onorate puntualmente dai rispettivi clienti fra quelle portate allo sconto per un totale di 38.000.000 sui 57.000.000 di esposizione nel conto 2039/55.
- esisteva uno scoperto di 11.000.000 essendo scaduto il termine di finanziamento il giorno prima ( 10 Gennaio 90) sul conto 2038/55

Ci si chiedeva quindi il rientro, entro 15gg, dello “scaduto”, e quindi per un totale di circa 70 milioni (21+38+11)

Si trattava indubbiamente di una posizione di estrema rigidita` della banca, in quanto avevamo gia lavorato con sconfinamenti anche maggiori di quelli in quel momento in essere (basti ricordare l’episodio dell’assegno circolare di 50milioni concesso per la gara), ed era gia` capitato che dei pagamenti, soprattutto di enti pubblici, ritardassero oltre i termini indicati in fattura senza che la cosa avesse dato luogo a richieste di rientri o simili. Diciamo che formalmente le fatture di enti pubblici portavano il termine di 60gg, ma praticamente i tempi di pagamento erano assai maggiori (100, anche 150gg a volte, ma quelle del Min. Difesa erano arrivate anche a oltre un anno)
Il finanziamento di 11.000.000 su conto estero era scaduto il giorno precedente la lettera.

Nella consapevolezza che un rientro degli affidamenti puo` comunque essere richiesto da una banca senza che la ditta affidataria possa fare opposizione, anche se giudicavo immotivata questa volonta` di chiusura del rapporto fiduciario non essendoci elementi gravi a mio carico ( ad esempio protesti o altro), ho tentato di interloquire con la banca prima per farla recedere dal proposito e poi di pazientare fino a quando, in tempi ragionevolmente brevi, le somme richieste sarebbero rientrate naturalmente con pagamenti delle fatture in essere.
Chiarisco inoltre che il rientro immediato non era richiesto sull’intero ammontare delle esposizioni, ma solo per le quote di supero o di scaduto, come si evince dalla stessa lettera.
Quindi un totale di L. 70.000.000 circa.
La DIESSE fatturava oltre 1 miliardo l’anno nel 1989, quindi non stavamo parlando di cifre al di fuori della portata della ditta, quanto piuttosto di momentanee difficolta` dovute soprattutto ai ritardati pagamenti da parte di enti pubblici ed in un caso di una ditta privata (la Polivar, ditta solida e conosciuta dalla stessa banca presso cui questa ditta era correntista).
E comunque mai era successo nel corso di un rapporto iniziato nel 1982 che una fattura da noi emessa non fosse stata poi pagata.
Quindi non esisteva nessun “precedente” che potesse impensierire la banca.

Quindi non riuscivo a capire che tipo di atteggiamento fosse quello della banca, ma nemmeno riuscivo a intravedere un motivo per diffidare della stessa: era la banca con cui avevamo iniziato a lavorare, con cui si era costruito un rapporto di fiducia, come fatti concreti stavano a dimostrare. E’ vero che “l’emergenza mondiali” aveva portato a qualche problema in più sui tempi di pagamento del Min. Difesa, ma era una cosa che andava avanti da un pezzo. E poi su un totale di affidamenti per 270 milioni ne stavamo utilizzando circa 130milioni, e si chiedeva il rientro per soli 70milioni.
La Diesse non aveva debiti di alcun tipo, ma solo “esposizioni”, nessun protesto, nessuna fattura ai fornitori non onorata.

Alla peggio, pensavo, con il prossimo pagamento del Min. della Difesa incasserò il residuale (circa 40 milioni) e li potrò tacitare. Inoltre c’erano lavori in corso per istituti scientifici e avrei potuto appoggiare le fatture sul conto anticipi della stessa banca, su cui c’erano circa 150 milioni di capienza.
Insomma non mi sembrava una questione grave, si sarebbe risolta nel giro di poco tempo.
Tanto più che la Cassa di Risparmio non parlava assolutamente di chiusura del rapporto o revoca dei fidi, ma solo della parte che risultava formalmente scaduta (38milioni sullo sconto fatture, 11milioni sul fido estero) e i 21.899.000 di supero sul fido ordinario.

Nel mese di Febbraio fui invitato, durante un colloquio con il direttore dell’agenzia, fui invitato a compiere una operazione di rifinanziamento della soc. DIESSE srl, di cui ero Amministratore Unico, allo scopo di risolvere il problema che si era venuto a creare.
Pur non ravvisando la necessita` di un rifinanziamento della DIESSE, dovuto al fatto che l’esposizione era circa la meta` rispetto alla disponibilita` dovetti, a seguito delle insistenze del direttore, prendere in considerazione la proposta, che era la seguente:
- Accensione di un mutuo ( erogato dalla stessa Cassa di Risparmio) sulla casa (villino in V. L. Da Vinci 25 Pomezia) di cui ero comproprietario e su cui gravava un precedente mutuo di L. 18 milioni della stessa banca (in gran parte già pagato), concesso al precedente proprietario della casa ( il costruttore).
- Versamento della somma erogata sui conti della DIESSE per rientrare nei limiti di fido e ripianare lo scaduto.
Con il che, a detta del direttore, si restituiva alla DIESSE la disponibilita` dei conti trasformando debiti a breve termine ( gli scoperti di conto corrente, costosi) in debiti a medio termine ( il mutuo, meno costoso) facendo una operazione vantaggiosa e intelligente.
Se non capivo la convenienza di quanto proposto, si argomentava, non ero un bravo imprenditore. E la questione andava risolta perché altrimenti, “in alto” avrebbero dovuto prendere provvedimenti che, si lasciava capire, non potevano essere altri che la chiusura del rapporto.

Poiche` la casa in questione non era solo di mia proprieta`, ma le quote erano del 25% ai membri della mia famiglia di origine ( Di Stefano Luigi, Di Stefano Guido, padre, Di Stefano Giulio, fratello, Carboni Elvira, madre) parlai con loro della vicenda, illustrando che l’operazione mi veniva presentata come una necessita` dalla quale dipendeva la buona disposizione della Banca verso la DIESSE e me stesso.

Le considerazioni e la responsabilita` verso la DIESSE, nella quale oltre che me stesso lavoravano dieci dipendenti, la necessita` di non pregiudicare i rapporti con la banca, sempre ottimi in passato, mi convinsero “della necessita`” di compiere l’operazione, “obtorto collo”, come si dice.
Ma, devo chiarire con forza e precisione, accettai sempre nell’ottica che l’operazione era finalizzata a “risolvere” un problema che si era venuto a creare, e che facevo risalire a decisioni interne della banca.
Insomma non volevo creare problemi con la banca con cui intrattenevamo un rapporto primario, non volevo creare problemi rifiutando una soluzione che era stata proposta dalla stessa banca, ma con la consapevolezza, dichiarata dalla banca stessa, che l’operazione era per la “risoluzione” di un problema, e che avrebbe permesso alla Diesse di continuare la normale attività e di continuare a disporre degli affidamenti a suo tempo concessi.

Quindi manifestai la disponibilita` al direttore della banca ad eseguire l’operazione e fare richiesta di mutuo, a nome mio e di mio padre Di Stefano Guido, entrambi comproprietari della DIESSE con il 50% delle quote ciascuno e comproprietari della casa oggetto del mutuo con il 25% ciascuno.

Passati pochi giorni fui nuovamente convocato in banca, dove, sempre dal direttore, mi fu comunicato che il mutuo non poteva essere concesso a Di Stefano Guido e Di Stefano Luigi, ma doveva essere ricomprendere le altre due persone intestatarie dell’abitazione, Carboni Elvira e Di Stefano Giulio.
Naturalmente feci resistenze, non volendo coinvolgere in un debito di rilevante portata sia la Madre che il Fratello. Per giunta non capivo il motivo di quella richiesta: Madre e Fratello non avevano nessun rapporto economico con la DIESSE, essendo la prima casalinga ed il secondo dipendente di una ditta privata nel settore del lavoro aereo. Ma le argomentazioni del direttore, da cui si evinceva che il mantenimento dei buoni rapporti con la DIESSE dipendevano dall’accettazione di quelle richieste, mi costrinsero ad accettare.
Inoltre l’operazione continuava ad essere presentata come ad esclusivo beneficio della DIESSE e mi si faceva passare come un Ammistratore poco accorto nei problemi e le opportunita` finanziarie, e si insinuava che se temevo a compiere l’operazione dimostravo una scarsa fiducia nel futuro della ditta……

Non avevo nessun motivo per dubitare della lealta` della banca nei confronti della DIESSE e verso di me che ne ero l’amministratore. I rapporti erano consolidati da anni, la banca aveva visto la ditta crescere ed aveva puntualmente finanziato la DIESSE, passando in pochi anni da un rapporto di semplice correntista a quello di affidamento per 270 milioni. Addirittura quando, nel 1987, avevo avuto bisogno di un prestito straordinario di 50 milioni con assegno circolare da depositare come deposito cauzionale per una gara (poi vinta) del Ministero della Difesa, questo assegno mi fu erogato in poche ore ( e fu` puntualmente restituito quando la garanzia fu` sostituita con fidejussione assicurativa)
In sostanza mi convinsi che la proposta della banca era ragionevole e tesa a favorire la DIESSE, e che le mie resistenze derivavano dalla scarsa conoscenza delle prassi finanziarie, per cui convinsi i miei familiari che non c’erano dubbi sulla bonta` dell’operazione proposta. Naturalmente mi impegnai con mia madre e mio fratello, le altre due persone che dovevano contrarre il debito, che le somme delle rate le avrei pagate io, in quanto si trattava in realta` di un rifinanziamento alla DIESSE.
Del resto nessuno dei due avrebbe potuto far fronte al pagamento di somme cosi` rilevanti, essendo mia madre casalinga e mio fratello lavoratore dipendente. Si trattava di una erogazione, definita dalla banca, di 108 milioni (Allegato 4, Allegato 5)( a fronte di una valutazione della casa, eseguita da un perito incaricato dalla banca, di 360 milioni).
Il giorno dell’erogazione (22/3/1990)il direttore dell’agenzia, con il quale avevo trattato tutta l’operazione, non c’era, e l’operazione fu condotta da due funzionari della banca. La somma non si mosse mai dall’agenzia, in quanto fu immediatamente versata sul conto della DIESSE.
La somma erogata fu di circa 86 milioni ( in quanto ai 108 concessi si doveva sottrarre l’estinzione del precedente mutuo da 18 milioni, più altre spese o oneri che non ricordo) e fu` interamente versata su uno dei conti della DIESSE (Allegato 6)

A questo punto la DIESSE aveva ripianato ben oltre i circa 70 milioni di cui era stato chiesto il rientro l’11 Gennaio ( quindi dopo circa 60 giorni, ed il finanziamento era stato eseguito dalla stessa Cassa di Risparmio, segno che eravamo comunque un cliente affidabile). Il portafoglio ordini era di centinaia di milioni anche solo considerando il residuo dei contratti in corso con il Ministero della Difesa, ed i materiali in produzione erano strumenti che la DIESSE ormai produceva da anni, con pagamenti regolari e transitati anche in gran parte sulla stessa banca. Inoltre c’erano circa 380 milioni residuali di crediti con il Min. della Difesa relativi a materiale già consegnato da mesi e mesi.
Per cui, a farla breve, tirai un sospiro di sollievo. Il problema era risolto.

Il giorno successivo (23/3/1990) presso la sede della DIESSE in V. Trigoria 51 giunsero due telegrammi della Cassa di Risparmio, uno che comunicava
- Il “blocco” dei fidi (formale, perché di fatto erano già bloccati dall’11 gennaio)
- La richiesta di ripianamento delle fatture scadute (quelle che avevamo ripianato il giorno prima) entro 10gg pena la “revoca” degli affidamenti
A questi due telegrammi (che non sono in mio possesso in quanto a suo tempo acquisiti dal Curatore Fallimentare Avv. M. Calò) seguiva lettera raccomandata A.R. del 23/3/90 con lo stesso testo (Allegato 7)
Se ne evidenzia che la decisione era gia` stata presa e che i telegrammi siano stati spediti non appena, eseguito il versamento siamo usciti dalla banca. Dopo cordiali saluti e strette di mano.
In questa azione riconosco una vera e propria truffa ai nostri danni, in quanto le reali intenzioni della banca ci erano state taciute, probabilmente per evitare che se le avessimo conosciute ci saremmo rifiutati di eseguire le operazioni finanziarie descritte.
E’ infatti del tutto ovvio che se avessi avuto sentore delle reali intenzioni della banca non avrei accettato di fare quello che invece sono stato indotto a fare.
In sostanza si è carpita la mia buona fede, si sono esercitate indebite pressioni, si è presentata l’operazione come “vantaggiosa” e “necessaria” per la DIESSE, mi si è costretto a coinvolgere i miei familiari che nulla avevano a vedere ne con la DIESSE ne con la banca, per farmi fare una operazione a mio e nostro danno e in evidente vantaggio per la banca.
E per ottenere quanto ai suoi propositi la banca ha taciuto le proprie reali intenzioni.

In sostanza è mio convincimento che si e` trattato di una opera di criminale ingegneria finanziaria che solo una mente esperta poteva concepire nella sua interezza:
- Si e` proposta una operazione che accendeva una ipoteca sull’unico immobile di proprieta`, ipoteca che, vista dagli altri instituti bancari li avrebbe messi in preoccupazione e diminuiva l’affidabilita` dei crediti da loro concessi. Crediti minimi (20 Ml per il Banco Ambrosiano e 20 Ml per la Banca Popolare dell’Etruria), ma che questa operazione impediva di ampliare.
- Si e` concesso appositamente un mutuo di entità tale da non coprire interamente le esposizioni della DIESSE (che erano in quel momento di circa 130 milioni), al fine di poter procede ad una chiusura coattiva dei conti in presenza di debito (circa 45 milioni) e ad un recupero coattivo del debito stesso, allo scopo di mettere la DIESSE nell’impossibilita` di chiedere nuove aperture di linee di credito o ampliamento di quelle esistenti presso altre banche. (Nessuno presta soldi ad una ditta che ha avuto i conti chiusi dalla banca con cui intratteneva un rapporto di tipo primario).
- Con queste operazioni si e` riuscito a mettere l’Amministratore della DIESSE in una situazione di quella che in gergo si chiama “Tensione Finanziaria” per ottenerne un crollo psicologico che aggravasse i gia` cospicui danni inflitti alla ditta.

E ci sono riusciti perfettamente.
In sostanza io passavo, da un giorno all’altro, da imprenditore di successo a cui il Ministero della Difesa affidava importanti produzioni del valore di miliardi, a cui prestigiosi Enti di Ricerca Nucleare di valenza internazionale affidavano la realizzazione di strumentazioni necessarie per esperienze di punta nel campo della Ricerca Scientifica, a cui una prestigiosa ditta privata ( per giunta correntista nella stessa Banca) affidava la trasformazione della parte di produzione a tecnologia piu` avanzata, che primarie banche affidavano per centinaia di milioni………….
Passavo da un giorno all’altro in una situazione dove non sapevo piu` come pagare gli stipendi ed i fornitori o far fronte agli adempimenti fiscali.
Successivamente, in data 14/4/90 la Cassa di Risparmio ci notifica la revoca degli affidamenti e la richiesta di rientro per Lire 46.970.150 entro “sette” giorni (Allegato 6)
Successivamente, in data 29/5/90 la Capogruppo di Aprilia della stessa Cassa di Risparmio ci comunica di stare predisponendo il recupero coattivo del credito (Allegato 7)


Sulla natura truffaldina e dolosa dei fatti – Ulteriori elementi

E’ evidente che se io avessi avuto sentore che l’operazione di “rifinanziamento” proposta dalla banca era in realtà concepita per portare al collasso la DIESSE e me stesso non avrei mai accettato di eseguirla. E’ inconcepibile, se mai lo si vorrà ipotizzare, che coscientemente io o i miei familiari accettassimo di compiere atti che ci avrebbero portato fin dal giorno successivo al disastro economico.
Neanche il più vago sospetto poteva albergarci nella mente su quello che sarebbe accaduto il giorno successivo.
Se avessi avuto sentore di ciò che sarebbe accaduto avrei semplicemente rifiutato l’operazione di “rifinanziamento” e concordato con la Banca un piano di rientro per quello che chiedevano.
Solo perché la Banca ha dissimulato astutamente le proprie reali intenzioni abbiamo accettato di farla.

A riprova che tutta l’operazione fosse fin dal principio concepita dalla Banca in modo truffaldino e doloso, cito il fatto che nello stesso giorno 22/3/90 in cui noi, in tutta buona fede, eseguivamo l’operazione così come da loro richiesto e versavamo sui conti della Diesse la somma erogata a seguito dell’accensione del mutuo di L. 85.667.798; (Allegato 6) ben superiore ai 70.899.748 richiestici con la lettera dell’11 gennaio ’90, in realtà la banca aveva già preparato l’azione che sarebbe proseguita il giorno successivo.
Cioè a dire che la banca era in perfetta malafede, ed aspettava solo l’istante in cui noi avremmo fatto il versamento per continuare nel suo scellerato disegno.
Infatti la lettera con cui ci si comunica il blocco dei conti e la richiesta di rientro per le “fatture scadute” (Allegato 7) porta la data del 23/3/90 prot. N. 242, ma la data del timbro postale sulla busta della stessa è del 22/3/90, (Allegato 11)e quindi è provato che la data apposta sulla lettera è falsa, rappresentando il timbro postale la “data certa” per qualsiasi operazione.

Tale falsificazione è stata eseguita evidentemente per tentare astutamente di occultare il dolo di tutta l’operazione.
Aggiungo che evidentemente oltre che la data della lettera è stato falsificato anche il numero di protocollo della stessa, in quanto non può essere stato assegnato il protocollo del giorno 23/3 ad una lettera consegnata all’ufficio postale di Pomezia il giorno 22/3.
E quindi ci si trova di fronte anche ad una falsificazione dei registri della banca.

Tale falsificazione risulta in tutte le cinque copie originali, su carta e buste intestate dalla stessa banca, in possesso dello scrivente, e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, la natura dolosa, truffaldina e criminale dei fatti posti in essere dalla suddetta Agenzia di Pomezia della Cassa di Risparmio di Roma nella persona dei suoi funzionari e dirigenti a danno della DIESSE, mio e dei miei familiari.
Infatti è chiaro che sia il direttore dell’Agenzia, sia i funzionari che hanno eseguito le operazioni del giorno 22/3 (il direttore era assente), sia l’impiegato che materialmente ha falsificato la registrazione del protocollo che la data sulle lettere, erano ben consapevoli di quello che stavano facendo.
E quindi si configura il fatto gravissimo che più persone della stessa banca abbiano avuto conoscenza e partecipato attivamente ad una azione criminosa ordita e attuata contro persone ignare e incolpevoli, occultandola astutamente falsificando atti (le lettere raccomandate A.R.) e registri (il registro di protocollo della posta).
Infatti tutte le altre lettere in mio possesso (tranne questa a cui si fa riferimento) hanno la data del timbro postale del giorno successivo rispetto alla data riportata sulla lettera, come è ovvio che sia: si portano alla posta le lettere preparate il giorno prima.

Questa astuta operazione di falsificazione è stata così ben congegnata che nessuno se ne accorto finora, a smentire l’eventuale ipotesi che fosse stato semplice rilevarla all’epoca dei fatti e accertare il dolo dell’operazione ordita dalla Banca.
- Non se ne è accorto il curatore fallimentare Avv. M. Calò, che pure ha avuto tutta la documentazione della DIESSE a disposizione per lunghi anni
- Non se ne accorto il Giudice fallimentare, che pur ha esaminato tutta la documentazione della Diesse al momento della chiusura del fallimento.
Inoltre, devo purtroppo aggiungere, benchè il fallimento della DIESSE si sia chiuso per bancarotta semplice, il sottoscritto è stato sottoposto ad un procedimento penale nel 1997, in merito al fallimento stesso.
Ad un esame della documentazione agli atti emerse infatti che, in qualità di Amministratore Unico della DIESSE non avevo tenuto la contabilità nel periodo intercorso fra la cessazione dell’attività (ottobre ’90, a seguito dello sfratto esecutivo per morosità e conseguente chiusura dei locali da parte del proprietario) e la dichiarazione di fallimento. Purtroppo non avevo avuto la possibilità di farlo, e benchè il Curatore Fallimentare Avv. M. Calò abbia testimoniato a mio favore (la cosa era stata ininfluente ai fini della ricostruzione della contabilità della DIESSE, e mi ero adoperato per trasferire macchinari e attrezzature in luoghi dove non si degradassero alle intemperie) sono stato condannato a quattro mesi di arresto con i benefici della condizionale. La pena minima era di sei mesi, ma proprio in ragione della esiguità della mancanza la condanna è stata solo di quattro.
Ebbene, neanche in questo caso, che sicuramente prescinde un riesame certosino dei documenti agli atti, la falsificazione della data della raccomandata del 22/3/90 è stata rilevata.
Cito questa circostanza proprio per ribadire come fosse difficile rilevare la astuta falsificazione perpetrata dalla Banca.

E quindi la falsificazione posta in essere non solo ha mascherato la malafede a me e ai miei familiari, ma è riuscita ad occultare questa malafede anche nei riguardi del Tribunale Fallimentare, del Curatore Fallimentare e successivamente del Tribunale di Roma in merito al procedimento del 1997.
Il falso perpetrato dalla banca ha messo anche la magistratura nelle condizioni di non accorgersi che l’operazione fondamentale che aveva causato il dissesto finanziario della DIESSE era di natura truffaldina e dolosa, basata sulla malafede.


Ulteriori considerazioni in merito allo stato economico della Diesse all’epoca dei fatti

Ho già indicato che all’epoca dei fatti (gennaio-marzo 1990) la Diesse non poteva considerarsi in dissesto ne economico ne finanziario.
E’ già stata descritta la situazione in merito alle commesse in esecuzione, ai rapporti con le banche, alle esposizioni, alla mancanza di protesti, storni, azioni di rivalsa di qualunque fornitore.
Tant’è che dalla cessazione dell’attività della Diesse (ottobre ’90 a causa della chiusura dei locali da parte del proprietario per morosità) alla dichiarazione di fallimento passano circa due anni senza che in questo tempo nessun fornitore la proponga.
A riprova di quanto affermo cito la delibera del 7/9/89 (Allegato 1 e Allegato 2) con cui la capogruppo di Aprilia della stessa Cassa di Risparmio, dopo il riesame semestrale della situazione, ci conferma tutti gli affidamenti per un totale di 270 milioni. Con riesame a sei mesi, specifica la stessa capogruppo.
Il riesame semestrale della situazione era effettuato dalla Capogruppo, oltre che sull’andamento dell’attività derivante dall’esame dei conti correnti, anche dalla documentazione contabile che noi avevamo prodotto e consegnata proprio per questo. Appare evidente che appena quattro mesi prima dei fatti la Diesse srl, a detta della stessa Capogruppo, è azienda affidabile e gli si rinnovano tutti i fidi a suo tempo concessi.
Non essendo intervenuti, fra il 7/9/89 e l’11/1/90, fatti a discapito della Diesse che ne diminuissero o pregiudicassero l’affidabilità resta incomprensibile la messa in atto della sconsiderata azione descritta.
Neppure posso conoscere i motivi di detta sconsiderata azione. Potrei fare delle ipotesi, che però resterebbero solo supposizioni senza riscontro, e quindi nella presente querela mi rifaccio unicamente ai fatti accaduti, nei quali personalmente riconosco una azione dolosa eseguita ai danni miei, dei miei familiari e della Diesse srl.


Cause del fallimento della Diesse srl

La Diesse srl ha dovuto cessare l’attività (autunno del 1990) e poi è fallita (1992) a causa del dissesto finanziario causato dalla sconsiderata azione della Cassa di Risparmio di Roma Ag. di Pomezia.
Dal punto di vista tecnico la sconsiderata e dolosa azione ha sia impedito che ci potessimo rivolgere ad altre banche per ampliare le linee di credito esistenti sia accenderne di nuove. (Feci un tentativo di questo genere consegnando la Nuovo Banco Ambrosiano, Filiale di Piazza Righi – Roma 30 milioni di proprietà personale (me li feci prestare da mia moglie) a garanzia per aumentare il fido da della Diesse da 20 a 50 milioni), sia impedito che potessimo continuare le produzioni in corso.
La Cassa di Risparmio di Roma Ag. di Pomezia, posta quindi in comune industriale (il quarto d’Italia), e quindi agenzia con “vocazione” al credito all’industria, sapeva benissimo che per clientela, tipologia delle produzioni e tempi di pagamento la Diesse non sarebbe potuta sopravvivere all’azione perpetrata, che la privava della possibilità di credito e quindi azzerava le sue possibilità finanziarie.
Dal punto di vista mio personale dopo i fatti continuai a tentare tutte le vie per superare gli scogli che si erano venuti a creare, ma quando il proprietario ci chiuse i locali per morosità del pagamento dell’affitto (mi sembra a ottobre ’90) non potei fare più nulla.
Entrai quindi in una sindrome psicologica particolare ben nota agli psicologi e tipica di chi subisce una truffa a seguito della quale, per lunghi anni, colpevolizzai me stesso dell’accaduto. Al punto che non potevo più entrare in una banca senza sentirmi male e riaprii un conto corrente solo nel 1997, quando via via mi convinsi di essere stato una vittima e non la causa di quello che era successo.
Ma questo aspetto è da ritenersi ininfluente sul fallimento della Diesse.
Se anche avessi iniziato subito una azione legale contro la Banca questa avrebbe avuto tempi lunghissimi e non avrebbe avuto nessun effetto sulla affidabilità della ditta. In pratica non sarebbe servita ne a riottenere gli affidamenti dalla Cassa di Risparmio ne poteva servire come argomento per ampliare le minuscole linee di credito con le altre banche, ne ad avere un aumento del plafond con la Fiscambi.

E’ ovvio che io ebbi subito, fin dal giorno 23/3/90, il sospetto che tutta l’azione fosse stata preordinata e costruita ad arte, e che tutto era stato organizzato in perfetta malafede.
Ma restai a lungo convinto che “formalmente” il gesto della banca fosse regolare: il giorno 22 marzo facevamo l’operazione con il fine di “rifinanziare” la DIESSE, e il giorno 23 marzo la banca cambiava atteggiamento e valutazione chiedendo il rientro delle esposizioni ancora in essere.
Ma ora finalmente è emersa la prova della malafede.

Quindi concludo affermando che:
- L’azione criminosa della Cassa di Risparmio ha causato il dissesto finanziario della Diesse e il suo successivo fallimento
- L’azione criminosa della Cassa di Risparmio ha causato uno stato di prostrazione psicologica all’Amministratore, cioè a me medesimo, impedendogli di reagire adeguatamente ai tempi dei fatti.
A riprova di quanto affermato dichiaro che:
- Al momento dei fatti i rapporti con le altre banche erano ottimi e si pregiudicarono solo nei mesi successivi, come risulta da documentazione in mio possesso e che potrò esibire.
- Nessuno dei fornitori della Diesse fece istanza di fallimento. L’azione venne fatta dalla Banca Popolare dell’Etruria per una cifra poco superiore a 20 milioni solo nel ’92, dopo due anni che la posizione era incagliata

Inoltre devo aggiungere che le azioni messe in atto dalla Cassa di Risparmio per occultare la natura dolosa del fatto hanno causato che io non mi rendessi conto con certezza di quello che era avvenuto.
Solo dopo lunghissimi anni, riesaminando la documentazione che mi era stata restituita dal curatore fallimentare, o potuto ricostruire tutta la vicenda con la mente sgombra e giungere alle conclusioni a cui sono giunto adesso.
Solo pochissimi giorni fa, riesaminando la documentazione per l’ennesima volta, mi sono accorto delle date false sulle lettere inviatemi a suo tempo dalla banca, ed avere la certezza che l’azione era preorganizzata e dolosa.


Danni derivanti dall’azione messa in atto dalla Cassa di Risparmio

L’azione della Cassa di Risparmio ha causato:

- Il dissesto finanziario della Diesse srl
- Ha pregiudicato i rapporti fiduciari che esistevano con le altre banche
- Impedito il proseguimento dell’attività
- Pregiudicato il compimento delle commesse in essere con il Ministero della Difesa per centinaia di milioni
- Causato il successivo fallimento della Diesse srl
- Causato la perdita di macchinari e attrezzature, causato la dispersione del patrimonio di conoscenze e abilità maturato dal personale, la perdita delle qualificazioni nei confronti del Ministero della Difesa, la perdita del know how tecnologico e di un avviamento commerciale che durava da otto anni, in costante crescita sia in termini di fatturato che di maestraze.
- Causato un danno economico rilevante ai proprietari della Diesse, Luigi Di Stefano e Guido Di Stefano relativo alla perdita dell’azienda
- Causato un danno economico rilevante ai sig. Luigi Di Stefano, Giulio Di Stefano, Guido Di Stefano e Carboni Elvira per la perdita della casa di proprietà (che hanno avuta venduta all’asta immobiliare)
- Causato un danno di immagine e conseguentemente economico rilevante ai sig. Luigi Di Stefano, Giulio Di Stefano, Guido Di Stefano e Carboni Elvira per essere stati iscritti successivamente alla Centrale rischi della Banca d’Italia, ciò in quanto privandoli del reddito da lavoro a seguito della chiusura della Diesse non hanno potuto ottemperare, per causa di forza maggiore, al pagamento delle rate del mutuo.
- Causato un danno economico rilevante al Min. della Difesa che non ha avuto completate le commesse ed ha dovuto integrare la parte non consegnata con acquisti presso altre aziende a prezzi notevolmente maggiori, con un conseguente danno economico grave per l’Erario Pubblico.
- Causato un danno economico rilevante ai fornitori della Diesse srl, limitatamente a quanti, a seguito del fallimento della stessa, non hanno avute pagate fatture e prestazioni
- Causato un danno economico rilevante alle altre banche con cui la Diesse intratteneva rapporti, che a seguito del fallimento non hanno potuto recuperare parte delle somme concesse
- Causato un danno economico rilevante ai dipendenti della Diesse che hanno perso il lavoro.
- Causato un danno rilevante sia in termini economici che di immagine al Sig. Luigi Di Stefano, amministratore della Diesse, che ha dovuto subire le conseguenze di un reato infamante che ne ha leso le libertà civili al punto che a tutt’oggi non può avere ne libretto degli assegni ne carta di credito.

tutto ciò premesso si fa rilevare che i danni sussistono e continuano ad evolversi ancora oggi e quindi gli effetti dannosi dell’azione perpetrata dalla Cassa di Risparmio proseguino, e in particolare:
- La vendita all’asta della casa in questione, venduta ad un prezzo di 130.000 Euro a fronte di un valore di mercato di circa 200.000 Euro
- La richiesta di consegna dell’immobile da parte del soggetto aggiudicatario
- L’iscrizione dei sig. Luigi Di Stefano, Giulio Di Stefano, Carboni Elvira alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, che ancora persiste

Tutto ciò premesso il sottoscritto Luigi Di Stefano, in qualità di Amministratore Unico della Diesse srl, socio comproprietario della Diesse srl, fidejussore della della Diesse srl e privato cittadino dichiara:

- Di aver subito una truffa nell’esercizio delle sue funzioni di Amministratore Unico, di socio e di fidejussore della Diesse srl (Art. 640 C.P.)
- Di aver subito la Diesse srl, per conto e nell’interesse della quale lui agisce, una azione di turbativa del libero esercizio dell’attività industriale, particolarmente grave perché ha causato un danno rilevante al Ministero della Difesa e quindi al Pubblico Erario (Art. 513 C.P.)
- Di aver subito, in qualità di Amministratore Unico, socio e fidejussore della Diesse srl, false comunicazioni da parte del querelato in merito alle date false riportate sulla lettera raccomanadata di cui allo Allegato 3 e Allegato 11, avente lo scopo di mascherare le intenzioni truffaldine e criminose del di lui agire (Art. 484 e 485 C.P.)
- Che queste false comunicazioni hanno impedito alla magistratura, finora, di prendere conoscenza dell’azione truffaldina e dolosa subita dalla DIESSE, dal sottoscritto e dai suoi familiari.
- Che i danni, di ogni ordine e tipo, derivanti dall’azione truffaldina e criminosa messa in atto dal querelato sono a tutt’oggi ancora in svolgimento e maturazione e portano ancora illeciti vantaggi per il querelato, come ad esempio la vendita all’asta della casa di proprietà avvenuta nel giugno 2003.
- Che gli artifizi, gli inganni e le falsità poste in essere dal querelato hanno messo il sottoscritto in condizioni di non poter rendersi conto dell’illegalità dell’azione subita e quindi di non poter difendersi adeguatamente per lungo tempo

Chiede

- La condanna per i reati indicati (Art. 6 C.P.)
- Il risarcimento dei danni patrimoniali, di immagine e morali subiti personalmente (Art. 185 C.P.)
- Il risarcimento dei danni subiti dalla Diesse srl per conto della quale agisce come Amministratore Unico (Art. 185 C.P.)
- Il blocco degli effetti dei danni in esecuzione in essere e in divenire in attesa della sentenza per questa querela.
- Il perseguimento contro il querelato di ogni altro reato o illecito che il Giudice vorrà riconoscere nei fatti descritti

Dichiara

- Di rimettersi interamente nelle decisioni del Giudice in merito alla presente querela, nei modi e nei termini di legge.
- Che, a seguito dell’eventuale accoglimento delle proprie istanze, provvederà personalmente ad informare tutti i soggetti danneggiati dai fatti descritti affinchè possano esercitare il loro diritto di rivalsa.
 

Roma li 11/6/2004

Luigi Di Stefano

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