Allegato A
Il sottoscritto Luigi Di Stefano, nato a Roma il 03/05/1952, residente
in Roma, Via Padre Semeria 65 00154, C.F. DSTLGU52E03H501G, in qualità
di:
- Amministratore Unico della società DIESSE srl, Via Trigoria
51 Roma, C.F. e P.IVA 05474770582, C.C.I.A 504689, iscritta al Tribunale
di Roma n. 7152/82, dichiarata fallita dal Tribunale di Roma nel 1992
- Comproprietario della Diesse srl per il 50% delle quote sociali
- Privato cittadino
In merito ai fatti di cui alla propria querela contro la Cassa di Risparmio
di Roma Agenzia di Pomezia, Piazza Indipendenza 11 Pomezia (RM), rimette
la presente relazione/memoriale per la descrizione dei fatti.
Indice
1) Descrizione della DIESSE srl e della sua attività
2)- La struttura operativa
3)- La struttura finanziaria
4)- I fatti oggetto della presente denuncia
5)- Sulla natura truffaldina e intenzionale dei
fatti – Ulteriori elementi
6)- Ulteriori considerazioni in merito allo stato
economico della Diesse all’epoca dei fatti
7)- Cause del fallimento della Diesse
8)- Danni derivanti dall’azione messa in atto
La DIESSE srl
La DIESSE srl nasce nel 1982 per iniziativa dei due soci, Luigi Di Stefano
e Guido Di Stefano.
L’attivita` e` incentrata sulle lavorazioni ottico-meccanice ad alta
tecnologia. Nella fattispecie :
- Lavorazione ottico-meccanica del cristallo acrilico per uso scientifico
e industriale
- Realizzazione di guide di luce e contatori di particelle subatomiche
ad uso dei centri per la ricerca nucleare italiani e stranieri.
- Produzione di Iposcopi e periscopi per carri armati e visori balistici
per autoblindo ad uso dell’Esercito Italiano
- Produzione di kit per la manutenzione dei parabrezza di aerei ed
elicotteri ad uso delle Forze Armate Italiane e ditte dell’aviazione generale
- Lavorazioni meccaniche di precisione soprattutto per centri di ricerca
scientifica italiani e stranieri
L’apporto di conoscenze tecnologiche e` dato dalle competenze dei due
soci, entrambi ex dipendenti pubblici di centri di ricerca nucleare:
- Guido Di Stefano (classe 1924, deceduto nel 1998) pensionato dell’Istituto
Nazionale di Fisica Nucleare in qualita` di funzionario responsabile del
Gruppo Alte Energie dei Laboratori Nazionali di Frascati.
- Luigi Di Stefano (classe 1952) imprenditore, con esperienza tecnica
maturata in tre anni alle dipendenze dell’Universita` degli Studi della
Calabria - Tecnico Coadiutore nel Dipartimento di Fisica (1974/1977); e
tre anni alle dipendenze dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Laboratori
Nazionali di Frascati, come Assistente di ruolo Tecnico-Professionale nel
Servizio Meccanica e Vuoto (1977/1981) (si allega il curriculum professionale,
Allegato 10)
L’Amministratore Unico della DIESSE srl e` sempre stato Luigi Di Stefano,
fin dalla costituzione
L’unica proprieta` dei soci era rappresentata da un immobile ( villino
di 100Mq) sito in V. Leonardo da Vinci 25 Pomezia (Torvaianica) acquistata
nel 1983 con i proventi derivanti dalla vendita di una precedente casa
di proprieta` del sig. Di Stefano Guido e con l’apporto dei risparmi del
resto della famiglia.
Quando la crescita della DIESSE rese necessario ricorrere all’apporto
dei fidi bancari fu richiesta dalle banche la garanzia fidejussoria da
parte di tutti i cointestari della casa, ed e` questo l’unico motivo per
cui i tre soggetti Guido Di Stefano, Giulio Di Stefano e Carboni Elvira
sono coinvolti come fidejussori nelle vicende a seguito descritte, oltre
al sottoscritto.
L’attivita` si svolge fin dall’inizio :
- Nel settore Scientifico con la produzione si commessa di apparati
scientifici per conto di Istituti di Ricerca italiani e stranieri : INFN
(Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, tutte le sezioni), ENEA (Ente Nazionale
Energie Alternative), CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), CERN (Centro
Europeo di Ricerca Nucleare - Svizzera) DESY ( Deutche ElectroSYncrotron
ad Amburgo) MIT ( Massachussets Insitute of Tecnology a Boston), University
of Colorado (USA), Ecole Politecnique (Francia), e altri.
- Nel settore Militare dal 1982 con la produzione di semilavorati per
conto delle Officine Galileo di Firenze (tramite la Polivar spa di Pomezia
che forniva la materia prima) e dal 1985 con la produzione di strumenti
ottici su commesse dello S.M.M.E.P. (Stabilimento Militare Materiali Elettronici
e di Precisione, V. Flaminia 335 Roma)
- Nel settore industriale con produzioni su commessa della Polivar
spa di Pomezia (RM) per conto della quale si svolgono lavorazioni su materiali
ad uso scientifico di sua produzione
Con la Polivar spa vi e` un doppio rapporto di clienti ( in quanto utilizzatori
del cristallo acrilico per uso tecnico e scientifico che questa ditta produce)
e di fornitori in quanto la DIESSE esegue in conto lavorazione trasformazione
di materiale prodotto dalla Polivar ( ad esempio la DIESSE eseguiva la
lavorazione dei blocchi di tipo speciale che diventavano finestre antiradiazione
usate in alcune centrali nucleari francesi).
Il settore militare viene “scoperto” perche` le tecnologie di lavorazione
che abitualmente si utilizzano per le produzioni ad uso scientifico sono
applicabili alla produzione di iposcopi per carri armati e visori per autoblindo.
In questo settore la tecnologia della DIESSE e` nettamente superiore sia
in qualita` che in costo a quella dei concorrenti (che nonostante siano
grandi nomi dell’industria militare italiana la compravano all’estero)
e questo permette, con i dovuti tempi di verifica degli enti appaltanti,
di assicurarsi sempre maggiori e cospicue commesse.
Dopo l’esperienza come subfornitori delle Officine Galileo di Firenze
(che ordinavano i semilavorati alla Polivar di Pomezia che produceva la
materia prima mentre la DIESSE eseguiva le lavorazioni) la DIESSE si e`
presentata come fornitore dell’Esercito Italiano. (Stabilimento Materiali
Elettronici e di Precisione - V. Flaminia 335 - Roma)
La prima gara vinta nel 1985 e` relativa al contratto 927 di repertorio
relativo alla produzione di visori balistici per autoblindo per un importo
di 105 milioni oltre IVA
La seconda gara vinta, contratto 1.097 di repertorio (relativa all’aliquota
del 30% riservata alla aziende situate nel centro-sud) nel 1986 e` relativa
alla produzione di iposcopi per carri armati per un importo di 420 milioni
oltre IVA
La produzione di iposcopi per carri armati prevede, per la prima fornitura,
un collaudo di “qualificazione” che dura 9 mesi. L’estrema delicatezza
tecnologica dello strumento impone infatti la verifica che i parametri
di collaudo restino invariati nel tempo.
Quindi questo collaudo, che viene eseguito solo sul primo lotto della
prima commessa di iposcopi per carri armati, “qualifica” la ditta alla
produzione di questi strumenti. Se questo “collaudo di qualificazione”
non andasse a buon fine la ditta non potrebbe dar corso alla successiva
produzione, perderebbe le commesse e pagherebbe le penali. Se invece questo
“collaudo di qualificazione” va a buon fine si può proseguire all’esecuzione
delle commesse.
Superato brillantemente il collaudo di qualificazione la DIESSE viene
invitata dal Ministero della Difesa a concorrere all’intero quantitativo
di approvigionamento per l’anno 1987 (gara Nazionale e gara Centro-Sud).
Nel 1987 la DIESSE si aggiudica quindi commesse per circa 1.400 milioni
oltre IVA (contratti 1210 e 1211)
Inoltre i materiali possono essere forniti al Ministero della Difesa
a prezzi molto competitivi, inferiori del 20% in termini reali per gli
iposcopi dei carri armati ed addirittura del 50% per i visori degli autoblindo
rispetto a quelli praticati dalla concorrenza.
Cio` e` dovuto a motivi precisi:
- Le tecnologie sono elaborate in proprio dai due soci ( che all’epoca
erano sicuramente i massimi esperti italiani in quella specifica tecnologia
di lavorazione del “Vetro organico”), e si traducono in superamento costante
dei parametri di collaudo, nell’assenza di acquisizione di licenze e materiali
dall’estero, drastica riduzione degli scarti di produzione ( da circa il
20% della produzione, valore tipico per produzioni ottiche, a circa il
3%).
Basti pensare che mentre la concorrenza acquistava all’estero circa
l’80% del valore finale degli strumenti per la DIESSE questa quota e` inferiore
al 5% (specchi di quarzo non prodotti in italia).
Tutte le produzioni per il settore militare rispondono a precise norme
tecniche MIL-STD e presso la DIESSE c’è la costante presenza di
due collaudatori dello Stabilimento Militare che seguono il rispetto dei
piani di controllo qualità della produzione ed eseguono i collaudi
degli strumenti nel Laboratorio di Collaudo messo a disposizione dall’azienda.
Per le produzioni di tipo scientifico basti dire che la DIESSE e` l’unica
ditta italiana in grado di produrre Guide di Luce e Rivelatori di particelle
subatomiche (alcuni tentativi di altre ditte si sono risolti in disastri
tecnologici) ed e` una delle quattro o cinque ditte in Europa in grado
di realizzare questi strumenti. Si tratta del “cuore” delle esperienze
di Fisica delle Alte Energie, trattandosi degli strumenti che permettono
di “vedere” e “registrare” quello che avviene quando un atomo viene “scisso”
a seguito della collisione con un fascio di elettroni.
Questi strumenti scientifici vengono commissionati dai più prestigiosi
centri di ricerca nucleare italiani ed esteri (già citati) e quindi
anche in questo caso il controllo ed il collaudo della produzione viene
effettuato da tecnici italiani e stranieri presso la ditta.
Quindi la DIESSE è una azienda che lavora in una cosiddetta “nicchia
di mercato” ad alta specializzazione tecnologica, con commesse quasi unicamente
da Enti Pubblici italiani e stranieri: in soli tre anni (1985-1987) le
commesse del Ministero della Difesa aumentano di circa il 1.500%, e il
fatturato passa da circa 300 mlioni a oltre il miliardo di lire (con un
aumento di circa il 300%)
La struttura operativa
La Diesse nasce con un solo dipendente e, ovviamente, con l’apporto
operativo dei due soci che c’è sempre stato.
Via via che la ditta cresce si fanno assunzioni a tempo indeterminato
e si avviano contratti di fomazione lavoro secondo le leggi approvate a
quell’epoca.
Tutti i contratti di formazione lavoro, necessari perche` vista la
particolarita` dei lavori il personale puo` solo formarsi in ditta, sono
tutti trasformati in contratti di assunzione a tempo indeterminato.
L’attivita` si svolge su due capannoni industriali in affitto in un
centro industriale alle porte di Roma (V. Trigoria n. 51), per un totale
di circa 1000 Mq.
I reparti operativi sono tre: Officina meccanica, Lavorazioni Ottiche
e Collaudo.
Nell’ufficio amministrativo lavora un impiegato di concetto e per la
contabilità e le buste paga ci si avvale del supporto dello Studio
Commercialista del Rag. Guido Nigri, iscritto all’albo dei ragionieri commercialisti
e con studio in Viale della Tecnica 121.
Vista la delicatezza delle produzioni fin dal 1986 alla DIESSE sono
costantemente presenti due collaudatori dell’Esercito, che seguono costantemente
le produzioni, controllano il rispetto dei Piani di Controllo Qualita`,
eseguono i collaudi su tutta la produzione avvalendosi delle attrezzature
presenti nella “sala collaudi” allestita in ditta.
Parimenti spesso sono presenti i collaudatori degli Istituti di Ricerca
che controllano le produzioni degli strumenti scientifici di loro pertinenza.
Anche stranieri, spesso delle Universita` americane o del C.E.R.N. (Centro
Europeo di Ricerca Nucleare)
La totalita dei macchinari e delle attrezzature sono stati acquistati
dopo la costituzione della ditta, investendo centinaia di milioni derivati
dalla attività e dagli utili aziendali e realizzando in proprio
tutte quelle attrezzature non reperibili sul mercato.
Una particolare attenzione era posta all’igiene ambientale ed alla
salute delle maestranze. Tutto il sistema di depurazione ambientale della
ditta e` stato progettato dal sottoscritto e realizzato in proprio, sono
stati fatti eseguire i controlli a ditte specializzate legalmente autorizzate,
verificando il rispetto delle norme di legge in materia di igiene con valori
di inquinanti dieci volte inferiori ai limiti. (Il sottoscritto attualmente
è esperto di sicurezze industriali abilitato ai sensi del D.Lgs.
626/94 e succ.)
I programmi futuri prevedevano la realizzazione di strumenti sempre
piu` sofisticati di cui erano stati gia` realizzati i prototipi, quali
iposcopi con filtri antilaser e strumenti per la visione notturna, questi
ultimi destinati al mercato civile della televisione e della fotografia.
In sostanza una azienda sanissima, operante nei settori a tecnologia
avanzata, con personale giovane, preparato e motivato. Una azienda dove
non c’e` mai stato un incidente sul lavoro.
La struttura finanziaria
Gia` poco tempo dopo la costituzione (1982) e` stata aperta una posizione
di Conto Corrente presso l’Agenzia di Pomezia della Cassa di Risparmio
di Roma, presentati a questa banca dalla Polivar spa di Pomezia – Via Naro
snc, una media azienda con circa 250 dipendenti e un fatturato annuo di
circa 30 miliardi che produceva i materiali che la Diesse trasformava,
che aveva interesse, vedremo i motivi, allo sviluppo della Diesse proprio
per questo motivo e che era cliente primario della stessa banca.
Dopo qualche anno chiedemmo ed ottenemmo uno scoperto di 20 milioni
a fronte di fidejussioni personali dei soggetti gia` indicati.
Quindi è proprio la Cassa di Risparmio di Roma, Ag. Di Pomezia,
la prima banca della DIESSE e quella che ne segue dall’inizio l’attività.
Col passare degli anni si crea quindi un ottimo rapporto fiduciario, come
si vedrà in seguito.
Infatti i clienti della DIESSE sono quasi esclusivamente Enti Pubblici
e la Polivar spa di Pomezia (RM). La Polivar spa (una media azienda con
circa 250 dipendenti) è la ditta che produce la materia prima (il
plexiglas o perspex) che si usa nelle produzioni della DIESSE. La materia
prima destinata ad usi scientifici o militari è quella di maggior
pregio e a più elevato valore aggiunto, quindi di grande interesse
per la Polivar spa, con cui la DIESSE mantiene quindi un rapporto duplice
di cliente (perché acquista i suoi materiali) e fornitore (perché
esegue lavorazioni per conto Polivar)
La Polivar spa è cliente della stessa Cassa di Risparmio Ag.
Di Pomezia, e tutti i pagamenti effettuati nel corso degli anni da Polivar
a DIESSE girano nella stessa banca.
Dal 1982 al 1986 la Cassa di Risparmio è l’unica banca della
DIESSE, mantenendo sempre lo stesso fido di 20 milioni di lire.
Nonostante le commesse per i vari enti di ricerca abbiano pagamenti
solitamente più lunghi di quanto indicato in ordine e fattura (in
genere 60gg) la DIESSE riesce a gestire l’attività e svilupparsi
con questo affidamento minuscolo senza aver necessità di liquidità
ulteriori.
Ma, con la prima commessa del Ministero della Difesa (1985, contratto
927 di 105milioni) si rende necessario programmare un piano finanziario
adeguato.
Infatti l’iter di pagamento del Ministero della Difesa è molto
lungo: dall’approntamento del lotto di produzione all’effettivo incasso
della fattura su mandato di pagamento della Banca d’Italia passano mesi
e mesi (normalmente 6/8 mesi). Questa prima commessa viene comunque gestita
totalmente sulla Cassa di Risparmio con il fido di 20 milioni e tutti i
pagamenti sono transitati su questa banca.
Con la seconda commessa del Min. Difesa (1986, contratto 1.027 per 420milioni),
iniziammo ad aprire rapporti con altre banche, e in particolare la Fiscambi
Factoring, del gruppo Nuovo Banco Ambrosiano.
Poiché la DIESSE non aveva proprietà immobiliari e gli
utili venivano dai soci reinvestiti totalmente nell’azienda (c’era la necessità
di attrezzarsi, di locali, di formare il personale etc.) il “factoring”
(la cessione per atto pubblico dei crediti maturati) era un ottimo sistema
che sgravava in parte dalla necessità di possedere cospicue garanzie
reali per accedere al credito. All’epoca si trattava di uno strumento innovativo
e credo che siamo stati la prima azienda autorizzata dal Min. Difesa a
compiere questo genere di operazioni.
La Fiscambi Factoring concesse alla DIESSE un plafond che arriverà
fino a 300milioni a fronte di fatture emesse per i contratti del Min. Difesa
La Fiscambi Factoring non erogava in contanti, ed i tempi di bonifico
fra Fiscambi e Banca erano lunghi.
Su indicazione del Direttore della Fiscambi aprimmo una posizione presso
una filiale del Nuovo Banco Ambrosiano, che ci concesse un fido di Conto
Corrente di 20 milioni, più tardi (dopo l’azione di cui alla presente
querela) portato a 50 milioni dietro rilascio a garanzia di un pari importo
di titoli di Stato (BOT) di mia proprietà personale.
Ma occorre dire che questa apertura di rapporti con la Fiscambi riguardava
la previsione di futuri e prevedibili sviluppi delle commesse del Ministero
della Difesa, e che l’esecuzione del contratto 1.027 fu gestita totalmente
con la Cassa di Risparmio
Ad Ottobre 87 la DIESSE fu invitata dal Min. Difesa a partecipare alle
due gare ( Nazionale e Centro sud) per l’intero approvvigionamento di strumenti
di quell’anno (si trattava degli stessi strumenti già in produzione
per la gara dell’anno prima). Per poter partecipare era necessario effettuare
un deposito cauzionale in contanti ( Assegno Circolare intestato all’Amministratore
(me medesimo) e girato) rispettivamente di 50 milioni per la gara Nazionale
ed 30 milioni per la gara Centro Sud.
Ricordo perfettamente che regolai tutto nella stessa mattinata precedente
il giorno di gara, pur sapendo che si trattava in pratica di richiedere
una erogazione straordinaria che non doveva pesare sulla disponibilita`
di Conto Corrente, in pratica Un “supero” come si dice in gergo.
Mi recai dapprima, con il bando di gara, presso la Cassa di Risparmio
di Pomezia (dove in quel momento avevamo un fido di soli 20 milioni, in
utilizzo) e fatta richiesta uscii dopo pochi minuti con l’assegno da 50
milioni. Di li, in macchina, raggiunsi a Roma la sede del Nuovo Banco Ambrosiano,
a Roma, dove ottenni sulla parola l’assegno di 30 milioni (a fronte di
un fido di 20 milioni, in utilizzo)
Il giorno dopo, con gran disappunto della concorrenza, ci aggiudicammo
entrambe le gare (contratti 1210 e 1211), per un totale di Un miliardo
e quattrocentoquaranta milioni al netto dell’IVA.
Dopo poche settimane (firmati i contratti e restituiti gli assegni
circolari che avevamo ottenuto), a seguito di queste importanti aggiudicazioni,
la Cassa di Risparmio ci concesse, su nostra richiesta, un affidamento
per sconto di Fatture di 200 Milioni, e ancora dopo poco tempo un ulteriore
fido di 30 milioni per l’acquisto di merci all’estero, e un ulteriore fido
di 20 milioni per PND (pagamento assegni e tratte)
Poi, su invito di un consulente commerciale, aprii un conto corrente
sulla Banca Popolare dell’Etruria, con un fido di 20 milioni
In sostanza questo era il rapporto della DIESSE con le Banche in quel
periodo. (e siamo quindi arrivati ai primi mesi del 1988.) e in particolare
con l’Agenzia di Pomezia della Cassa di Risparmio di Roma, dove potevamo
vantare affidamenti per un totale di 270 milioni e che rappresentava la
banca primaria della DIESSE.
Quindi, all’inizio delle due grosse commesse del Min. Difesa (contr.
1210 e 1211), mentre era ancora in corso la produzione relativa alla commessa
n. 1097 (si tratta degli identici strumenti, l’Iposcopio M17) ed era esaurita
e a buon fine la commessa n. 927, la situazione finanziaria della DIESSE
era la seguente:
- Cassa di Risparmio di Roma Ag. di Pomezia fidi per un totale di 270milioni
- Nuovo Banco Ambrosiano fido per 20 milioni
- Fiscambi Factoring fido di 300milioni (su cessione di crediti con
atto pubblico)
- Banca Popolare dell’Etruria fido di 20 milioni
Per un totale di disponibilità, nelle varie forme, di 640milioni
A fronte di ordini in portafoglio per circa due miliardi con il Min.
Difesa e l’usuale attività nei confronti dei centri di ricerca italiani
e stranieri e la Polivar spa.
I fatti oggetto della presente denuncia
Nel corso del 1988 la produzione si svolse regolarmente per un fatturato
superiore al miliardo (solo tre anni prima eravamo ancora sui 300 milioni),
con gran soddisfazione di tutti, anche delle banche, poiché visti
i tempi di pagamento del Min. Difesa pagavamo cospicui interessi per gli
utilizzi.
Nel 1989, pur continuando senza intoppi la produzione, ci ritrovammo,
noi come tantissime aziende che lavoravano per gli enti pubblici, nella
cosiddetta “Emergenza Mondiali” (la necessità di costruire le opere
destinate allo svolgimento dei mondiali di calcio). In pratica, in vista
dei famigerati Mondiali di Calcio di “Italia 90” i tempi dei pagamenti
del Min. Difesa si allungarono oltre i soliti e già lunghi tempi.
Non che questo dipendesse dal Min. Difesa o da manchevolezze della
nostra produzione: i lotti venivano approntati, i collaudi superati, i
materiali consegnati, le fatture portate allo sconto. Noi seguivamo (tramite
la nostra impiegata che si occupava della cosa) tutto l’iter dei pagamenti:
Min. Difesa, Corte dei Conti, Banca d’Italia (in Via dei Mille, a Roma)
che emetteva il mandato.
Ma i tempi dell’iter si allungavano rispetto a quelli soliti che erano
già di per se non brevi.
Comunque, anche se a fronte di sacrifici personali, in virtù
del fatto che con le commesse del settore scientifico riuscivamo a finanziare
la produzione del settore militare, anche usando i classici strumenti della
corretta amministrazione (allungavamo i tempi dei nostri pagamenti) riuscivamo
ad andare avanti senza troppi problemi. Del resto “l’emergenza mondiali”
era cosa nota fra gli operatori economici: c’era chi ne veniva danneggiato
ma anche chi ci guadagnava (magari malamente, perché dopo i mondiali
Italia ’90 ci fu un cospicuo strascico giudiziario………)
A riprova del fatto che alla fine del 1989 la condizione economica e
finanziaria della Diesse era positiva posso indicare che:
- L’andamento del fatturato era più che positivo: 370 milioni
nel 1987, 1.066 milioni nel 1988 e circa 1.200 milioni nel 1989 (ma il
bilancio del 1989 non è stato depositato per la cessazione dell’attività
conseguente ai fatti che sto qui descrivendo)
- Il 70/80% del fatturato era nei confronti del Min. della Difesa,
incentrato su strumenti per i quali avevamo brillantemente superato la
prova di qualificazione (un particolare collaudo che era stato eseguito
sul primo lotto di produzione e che durava nove mesi), e che per i lotti
successivi il collaudo veniva eseguito in Diesse dai collaudatori dell’Esercito,
ed approvati prima che i materiali venissero consegnati.
- Nel 1988 (o 1989, non ricordo con precisione) lo stesso Min. della
Difesa ci aveva invitati a partecipare a due ulteriori gare per iposcopi
di identica tecnologia produttiva ma di tipo diverso (quelli che equipaggiano
i carri armati Leopard) ma che avevamo declinato, giustificando ampiamente
i motivi ma rendendo la disponibilità per il futuro, per non mettere
“troppa carne al fuoco” come si dice, cioè per non sovraccaricare
la ditta di impegni che erano già cospicui.
- Nello stesso 1989 stavamo eseguendo le prime commesse per conto di
aziende private del settore militare, in particolare i visori balistici
del carro armato VCC “Camillino” per la ditta “Officine Salvadori” di Firenze
e i prototipi dell’iposcopio destinato al nuovo carro armato della OTO
Melara denominato “C1 – Ariete” (in collaborazione con la Polivar)
- Inoltre eseguivamo regolarmente le commesse da parte degli enti scientifici
di ricerca sia direttamente sia in collaborazione con la Polivar spa.
- L’utilizzo degli affidamenti non superava circa il 50% delle disponibilità
globali (a parte la Fiscambi Factoring di cui darò dettaglio)
- Nessun fornitore aveva a che ridire e tutte le scadenze venivano
onorate
- Nessuna ingiunzione di pagamento ci era mai stata notificata
- Non avevamo mai subito protesti o storni di nessun genere
Invece era completamente utilizzato il fido in essere (300 milioni)
con la Fiscambi Factoring.
Questo era dovuto alla dilatazione dei tempi di pagamento del Min.
della Difesa, ma non comportava problemi sul regolare andamento della produzione
che potevamo finanziare in base agli accordi commerciali a suo tempo intercorsi
con il fornitore principale di materia prima (la Polivar) e gli incassi
dei lavori nel settore scientifico che continuavano regolarmente.
A riprova di quanto affermo posso indicare che alla fine del 1989 a
fronte di una esposizione di 300 milioni la Fiscambi aveva all’incasso
fatture per il Min. della Difesa di 680 milioni. Fatture emesse a fronte
di produzione collaudata ed accettata, e quindi titoli esecutivi nei confronti
di un soggetto pubblico, verso il quale era stata fatta appunto di una
operazione di Factoring con la cessione dei crediti per atto pubblico riconosciuta
dallo stesso Min. della Difesa. Quindi quei 680 milioni di crediti non
erano “un rischio” perché come si sa gli impegni dello Stato vengono
dalle banche considerati a rischio “zero”
Inoltre la Fiscambi ci anticipava il 70% dell’importo nominale delle
fatture, ma una volta raggiunto il plafond del fido non erogava più
nulla, e la differenza fra i 300 milioni di esposizione e i 680 milioni
di crediti ci sarebbe stata (tolta la aliquota di interessi che andava
maturando) interamente versata.
Per cui alla fine del 1989 la Diesse poteva vantare anche questi 380
milioni ancora da incassare sulle produzioni già effettuate, e un
portafoglio ordini per produzioni ancora da eseguire per il Min. della
Difesa di circa 800 milioni.
All’inizio del 1990 in qualita` di amministratore unico della DIESSE
srl intrattenevo rapporto di correntista con la Cassa di Risparmio di Roma
agenzia di Pomezia.
In quel momento la Diesse srl aveva accesi presso l’agenzia tre conti
correnti bancari:
- il CC n. 2038/58 con fido di 20 milioni e fido PND di 20 milioni
(quindi totale 40 milioni che si utilizzava come “cash flow”)
- il CC n. 2038/55 con un affidamento di 30 milioni di scoperto per
acquisti su Estero (il cui utilizzo andava ripianato entro 60gg)
- il CC n. 2039/55 con un affidamento di 200 milioni di scoperto per
conto anticipi su fatture.
Quindi un totale di affidamenti di 270 milioni al valore del 1990,
garantiti con la fidejussione di quattro persone ( Luigi Di Stefano, Guido
Di Stefano, Giulio Di Stefano, Carboni Elvira. Tutta la famiglia di origine,
a motivo che una unica proprieta` immobiliare era di proprieta` comune.)
Il giorno 11/01/90 ricevetti una raccomandata dalla banca (Allegato
3)( con comunicazione per conoscenza ai fidejussori) con ordine di rientro
immediato dello “scaduto” sulle esposizioni in essere:
- Esposizione di L. 61.899.748 su C/C 2038/58 a fronte di un fido di
L. 40.000.000;
- Esposizione di L. 57.116.429 su C/C 2039/55 a fronte di un fido di
L. 200.000.000;
- Esposizione di L. 11.000.000 su C/C 2038/05
( Per un totale di esposizioni di circa 130.000.000;)
Le motivazioni, spiegate nella stessa lettera, erano che:
- esisteva una posizione di sconfinamento sul fido in conto corrente
2038/58 di circa 21.000.000;
- esistevano delle fatture scadute e non onorate puntualmente dai rispettivi
clienti fra quelle portate allo sconto per un totale di 38.000.000 sui
57.000.000 di esposizione nel conto 2039/55.
- esisteva uno scoperto di 11.000.000 essendo scaduto il termine di
finanziamento il giorno prima ( 10 Gennaio 90) sul conto 2038/55
Ci si chiedeva quindi il rientro, entro 15gg, dello “scaduto”, e quindi
per un totale di circa 70 milioni (21+38+11)
Si trattava indubbiamente di una posizione di estrema rigidita` della
banca, in quanto avevamo gia lavorato con sconfinamenti anche maggiori
di quelli in quel momento in essere (basti ricordare l’episodio dell’assegno
circolare di 50milioni concesso per la gara), ed era gia` capitato che
dei pagamenti, soprattutto di enti pubblici, ritardassero oltre i termini
indicati in fattura senza che la cosa avesse dato luogo a richieste di
rientri o simili. Diciamo che formalmente le fatture di enti pubblici portavano
il termine di 60gg, ma praticamente i tempi di pagamento erano assai maggiori
(100, anche 150gg a volte, ma quelle del Min. Difesa erano arrivate anche
a oltre un anno)
Il finanziamento di 11.000.000 su conto estero era scaduto il giorno
precedente la lettera.
Nella consapevolezza che un rientro degli affidamenti puo` comunque
essere richiesto da una banca senza che la ditta affidataria possa fare
opposizione, anche se giudicavo immotivata questa volonta` di chiusura
del rapporto fiduciario non essendoci elementi gravi a mio carico ( ad
esempio protesti o altro), ho tentato di interloquire con la banca prima
per farla recedere dal proposito e poi di pazientare fino a quando, in
tempi ragionevolmente brevi, le somme richieste sarebbero rientrate naturalmente
con pagamenti delle fatture in essere.
Chiarisco inoltre che il rientro immediato non era richiesto sull’intero
ammontare delle esposizioni, ma solo per le quote di supero o di scaduto,
come si evince dalla stessa lettera.
Quindi un totale di L. 70.000.000 circa.
La DIESSE fatturava oltre 1 miliardo l’anno nel 1989, quindi non stavamo
parlando di cifre al di fuori della portata della ditta, quanto piuttosto
di momentanee difficolta` dovute soprattutto ai ritardati pagamenti da
parte di enti pubblici ed in un caso di una ditta privata (la Polivar,
ditta solida e conosciuta dalla stessa banca presso cui questa ditta era
correntista).
E comunque mai era successo nel corso di un rapporto iniziato nel 1982
che una fattura da noi emessa non fosse stata poi pagata.
Quindi non esisteva nessun “precedente” che potesse impensierire la
banca.
Quindi non riuscivo a capire che tipo di atteggiamento fosse quello
della banca, ma nemmeno riuscivo a intravedere un motivo per diffidare
della stessa: era la banca con cui avevamo iniziato a lavorare, con cui
si era costruito un rapporto di fiducia, come fatti concreti stavano a
dimostrare. E’ vero che “l’emergenza mondiali” aveva portato a qualche
problema in più sui tempi di pagamento del Min. Difesa, ma era una
cosa che andava avanti da un pezzo. E poi su un totale di affidamenti per
270 milioni ne stavamo utilizzando circa 130milioni, e si chiedeva il rientro
per soli 70milioni.
La Diesse non aveva debiti di alcun tipo, ma solo “esposizioni”, nessun
protesto, nessuna fattura ai fornitori non onorata.
Alla peggio, pensavo, con il prossimo pagamento del Min. della Difesa
incasserò il residuale (circa 40 milioni) e li potrò tacitare.
Inoltre c’erano lavori in corso per istituti scientifici e avrei potuto
appoggiare le fatture sul conto anticipi della stessa banca, su cui c’erano
circa 150 milioni di capienza.
Insomma non mi sembrava una questione grave, si sarebbe risolta nel
giro di poco tempo.
Tanto più che la Cassa di Risparmio non parlava assolutamente
di chiusura del rapporto o revoca dei fidi, ma solo della parte che risultava
formalmente scaduta (38milioni sullo sconto fatture, 11milioni sul fido
estero) e i 21.899.000 di supero sul fido ordinario.
Nel mese di Febbraio fui invitato, durante un colloquio con il direttore
dell’agenzia, fui invitato a compiere una operazione di rifinanziamento
della soc. DIESSE srl, di cui ero Amministratore Unico, allo scopo di risolvere
il problema che si era venuto a creare.
Pur non ravvisando la necessita` di un rifinanziamento della DIESSE,
dovuto al fatto che l’esposizione era circa la meta` rispetto alla disponibilita`
dovetti, a seguito delle insistenze del direttore, prendere in considerazione
la proposta, che era la seguente:
- Accensione di un mutuo ( erogato dalla stessa Cassa di Risparmio)
sulla casa (villino in V. L. Da Vinci 25 Pomezia) di cui ero comproprietario
e su cui gravava un precedente mutuo di L. 18 milioni della stessa banca
(in gran parte già pagato), concesso al precedente proprietario
della casa ( il costruttore).
- Versamento della somma erogata sui conti della DIESSE per rientrare
nei limiti di fido e ripianare lo scaduto.
Con il che, a detta del direttore, si restituiva alla DIESSE la disponibilita`
dei conti trasformando debiti a breve termine ( gli scoperti di conto corrente,
costosi) in debiti a medio termine ( il mutuo, meno costoso) facendo una
operazione vantaggiosa e intelligente.
Se non capivo la convenienza di quanto proposto, si argomentava, non
ero un bravo imprenditore. E la questione andava risolta perché
altrimenti, “in alto” avrebbero dovuto prendere provvedimenti che, si lasciava
capire, non potevano essere altri che la chiusura del rapporto.
Poiche` la casa in questione non era solo di mia proprieta`, ma le quote
erano del 25% ai membri della mia famiglia di origine ( Di Stefano Luigi,
Di Stefano Guido, padre, Di Stefano Giulio, fratello, Carboni Elvira, madre)
parlai con loro della vicenda, illustrando che l’operazione mi veniva presentata
come una necessita` dalla quale dipendeva la buona disposizione della Banca
verso la DIESSE e me stesso.
Le considerazioni e la responsabilita` verso la DIESSE, nella quale
oltre che me stesso lavoravano dieci dipendenti, la necessita` di non pregiudicare
i rapporti con la banca, sempre ottimi in passato, mi convinsero “della
necessita`” di compiere l’operazione, “obtorto collo”, come si dice.
Ma, devo chiarire con forza e precisione, accettai sempre nell’ottica
che l’operazione era finalizzata a “risolvere” un problema che si era venuto
a creare, e che facevo risalire a decisioni interne della banca.
Insomma non volevo creare problemi con la banca con cui intrattenevamo
un rapporto primario, non volevo creare problemi rifiutando una soluzione
che era stata proposta dalla stessa banca, ma con la consapevolezza, dichiarata
dalla banca stessa, che l’operazione era per la “risoluzione” di un problema,
e che avrebbe permesso alla Diesse di continuare la normale attività
e di continuare a disporre degli affidamenti a suo tempo concessi.
Quindi manifestai la disponibilita` al direttore della banca ad eseguire
l’operazione e fare richiesta di mutuo, a nome mio e di mio padre Di Stefano
Guido, entrambi comproprietari della DIESSE con il 50% delle quote ciascuno
e comproprietari della casa oggetto del mutuo con il 25% ciascuno.
Passati pochi giorni fui nuovamente convocato in banca, dove, sempre
dal direttore, mi fu comunicato che il mutuo non poteva essere concesso
a Di Stefano Guido e Di Stefano Luigi, ma doveva essere ricomprendere le
altre due persone intestatarie dell’abitazione, Carboni Elvira e Di Stefano
Giulio.
Naturalmente feci resistenze, non volendo coinvolgere in un debito
di rilevante portata sia la Madre che il Fratello. Per giunta non capivo
il motivo di quella richiesta: Madre e Fratello non avevano nessun rapporto
economico con la DIESSE, essendo la prima casalinga ed il secondo dipendente
di una ditta privata nel settore del lavoro aereo. Ma le argomentazioni
del direttore, da cui si evinceva che il mantenimento dei buoni rapporti
con la DIESSE dipendevano dall’accettazione di quelle richieste, mi costrinsero
ad accettare.
Inoltre l’operazione continuava ad essere presentata come ad esclusivo
beneficio della DIESSE e mi si faceva passare come un Ammistratore poco
accorto nei problemi e le opportunita` finanziarie, e si insinuava che
se temevo a compiere l’operazione dimostravo una scarsa fiducia nel futuro
della ditta……
Non avevo nessun motivo per dubitare della lealta` della banca nei confronti
della DIESSE e verso di me che ne ero l’amministratore. I rapporti erano
consolidati da anni, la banca aveva visto la ditta crescere ed aveva puntualmente
finanziato la DIESSE, passando in pochi anni da un rapporto di semplice
correntista a quello di affidamento per 270 milioni. Addirittura quando,
nel 1987, avevo avuto bisogno di un prestito straordinario di 50 milioni
con assegno circolare da depositare come deposito cauzionale per una gara
(poi vinta) del Ministero della Difesa, questo assegno mi fu erogato in
poche ore ( e fu` puntualmente restituito quando la garanzia fu` sostituita
con fidejussione assicurativa)
In sostanza mi convinsi che la proposta della banca era ragionevole
e tesa a favorire la DIESSE, e che le mie resistenze derivavano dalla scarsa
conoscenza delle prassi finanziarie, per cui convinsi i miei familiari
che non c’erano dubbi sulla bonta` dell’operazione proposta. Naturalmente
mi impegnai con mia madre e mio fratello, le altre due persone che dovevano
contrarre il debito, che le somme delle rate le avrei pagate io, in quanto
si trattava in realta` di un rifinanziamento alla DIESSE.
Del resto nessuno dei due avrebbe potuto far fronte al pagamento di
somme cosi` rilevanti, essendo mia madre casalinga e mio fratello lavoratore
dipendente. Si trattava di una erogazione, definita dalla banca, di 108
milioni (Allegato 4, Allegato 5)( a fronte di una valutazione della casa,
eseguita da un perito incaricato dalla banca, di 360 milioni).
Il giorno dell’erogazione (22/3/1990)il direttore dell’agenzia, con
il quale avevo trattato tutta l’operazione, non c’era, e l’operazione fu
condotta da due funzionari della banca. La somma non si mosse mai dall’agenzia,
in quanto fu immediatamente versata sul conto della DIESSE.
La somma erogata fu di circa 86 milioni ( in quanto ai 108 concessi
si doveva sottrarre l’estinzione del precedente mutuo da 18 milioni, più
altre spese o oneri che non ricordo) e fu` interamente versata su uno dei
conti della DIESSE (Allegato 6)
A questo punto la DIESSE aveva ripianato ben oltre i circa 70 milioni
di cui era stato chiesto il rientro l’11 Gennaio ( quindi dopo circa 60
giorni, ed il finanziamento era stato eseguito dalla stessa Cassa di Risparmio,
segno che eravamo comunque un cliente affidabile). Il portafoglio ordini
era di centinaia di milioni anche solo considerando il residuo dei contratti
in corso con il Ministero della Difesa, ed i materiali in produzione erano
strumenti che la DIESSE ormai produceva da anni, con pagamenti regolari
e transitati anche in gran parte sulla stessa banca. Inoltre c’erano circa
380 milioni residuali di crediti con il Min. della Difesa relativi a materiale
già consegnato da mesi e mesi.
Per cui, a farla breve, tirai un sospiro di sollievo. Il problema era
risolto.
Il giorno successivo (23/3/1990) presso la sede della DIESSE in V. Trigoria
51 giunsero due telegrammi della Cassa di Risparmio, uno che comunicava
- Il “blocco” dei fidi (formale, perché di fatto erano già
bloccati dall’11 gennaio)
- La richiesta di ripianamento delle fatture scadute (quelle che avevamo
ripianato il giorno prima) entro 10gg pena la “revoca” degli affidamenti
A questi due telegrammi (che non sono in mio possesso in quanto a suo
tempo acquisiti dal Curatore Fallimentare Avv. M. Calò) seguiva
lettera raccomandata A.R. del 23/3/90 con lo stesso testo (Allegato 7)
Se ne evidenzia che la decisione era gia` stata presa e che i telegrammi
siano stati spediti non appena, eseguito il versamento siamo usciti dalla
banca. Dopo cordiali saluti e strette di mano.
In questa azione riconosco una vera e propria truffa ai nostri danni,
in quanto le reali intenzioni della banca ci erano state taciute, probabilmente
per evitare che se le avessimo conosciute ci saremmo rifiutati di eseguire
le operazioni finanziarie descritte.
E’ infatti del tutto ovvio che se avessi avuto sentore delle reali
intenzioni della banca non avrei accettato di fare quello che invece sono
stato indotto a fare.
In sostanza si è carpita la mia buona fede, si sono esercitate
indebite pressioni, si è presentata l’operazione come “vantaggiosa”
e “necessaria” per la DIESSE, mi si è costretto a coinvolgere i
miei familiari che nulla avevano a vedere ne con la DIESSE ne con la banca,
per farmi fare una operazione a mio e nostro danno e in evidente vantaggio
per la banca.
E per ottenere quanto ai suoi propositi la banca ha taciuto le proprie
reali intenzioni.
In sostanza è mio convincimento che si e` trattato di una opera
di criminale ingegneria finanziaria che solo una mente esperta poteva concepire
nella sua interezza:
- Si e` proposta una operazione che accendeva una ipoteca sull’unico
immobile di proprieta`, ipoteca che, vista dagli altri instituti bancari
li avrebbe messi in preoccupazione e diminuiva l’affidabilita` dei crediti
da loro concessi. Crediti minimi (20 Ml per il Banco Ambrosiano e 20 Ml
per la Banca Popolare dell’Etruria), ma che questa operazione impediva
di ampliare.
- Si e` concesso appositamente un mutuo di entità tale da non
coprire interamente le esposizioni della DIESSE (che erano in quel momento
di circa 130 milioni), al fine di poter procede ad una chiusura coattiva
dei conti in presenza di debito (circa 45 milioni) e ad un recupero coattivo
del debito stesso, allo scopo di mettere la DIESSE nell’impossibilita`
di chiedere nuove aperture di linee di credito o ampliamento di quelle
esistenti presso altre banche. (Nessuno presta soldi ad una ditta che ha
avuto i conti chiusi dalla banca con cui intratteneva un rapporto di tipo
primario).
- Con queste operazioni si e` riuscito a mettere l’Amministratore della
DIESSE in una situazione di quella che in gergo si chiama “Tensione Finanziaria”
per ottenerne un crollo psicologico che aggravasse i gia` cospicui danni
inflitti alla ditta.
E ci sono riusciti perfettamente.
In sostanza io passavo, da un giorno all’altro, da imprenditore di
successo a cui il Ministero della Difesa affidava importanti produzioni
del valore di miliardi, a cui prestigiosi Enti di Ricerca Nucleare di valenza
internazionale affidavano la realizzazione di strumentazioni necessarie
per esperienze di punta nel campo della Ricerca Scientifica, a cui una
prestigiosa ditta privata ( per giunta correntista nella stessa Banca)
affidava la trasformazione della parte di produzione a tecnologia piu`
avanzata, che primarie banche affidavano per centinaia di milioni………….
Passavo da un giorno all’altro in una situazione dove non sapevo piu`
come pagare gli stipendi ed i fornitori o far fronte agli adempimenti fiscali.
Successivamente, in data 14/4/90 la Cassa di Risparmio ci notifica
la revoca degli affidamenti e la richiesta di rientro per Lire 46.970.150
entro “sette” giorni (Allegato 6)
Successivamente, in data 29/5/90 la Capogruppo di Aprilia della stessa
Cassa di Risparmio ci comunica di stare predisponendo il recupero coattivo
del credito (Allegato 7)
Sulla natura truffaldina e dolosa dei fatti
– Ulteriori elementi
E’ evidente che se io avessi avuto sentore che l’operazione di “rifinanziamento”
proposta dalla banca era in realtà concepita per portare al collasso
la DIESSE e me stesso non avrei mai accettato di eseguirla. E’ inconcepibile,
se mai lo si vorrà ipotizzare, che coscientemente io o i miei familiari
accettassimo di compiere atti che ci avrebbero portato fin dal giorno successivo
al disastro economico.
Neanche il più vago sospetto poteva albergarci nella mente su
quello che sarebbe accaduto il giorno successivo.
Se avessi avuto sentore di ciò che sarebbe accaduto avrei semplicemente
rifiutato l’operazione di “rifinanziamento” e concordato con la Banca un
piano di rientro per quello che chiedevano.
Solo perché la Banca ha dissimulato astutamente le proprie reali
intenzioni abbiamo accettato di farla.
A riprova che tutta l’operazione fosse fin dal principio concepita dalla
Banca in modo truffaldino e doloso, cito il fatto che nello stesso giorno
22/3/90 in cui noi, in tutta buona fede, eseguivamo l’operazione così
come da loro richiesto e versavamo sui conti della Diesse la somma erogata
a seguito dell’accensione del mutuo di L. 85.667.798; (Allegato 6) ben
superiore ai 70.899.748 richiestici con la lettera dell’11 gennaio ’90,
in realtà la banca aveva già preparato l’azione che sarebbe
proseguita il giorno successivo.
Cioè a dire che la banca era in perfetta malafede, ed aspettava
solo l’istante in cui noi avremmo fatto il versamento per continuare nel
suo scellerato disegno.
Infatti la lettera con cui ci si comunica il blocco dei conti e la
richiesta di rientro per le “fatture scadute” (Allegato 7) porta la data
del 23/3/90 prot. N. 242, ma la data del timbro postale sulla busta della
stessa è del 22/3/90, (Allegato 11)e quindi è provato che
la data apposta sulla lettera è falsa, rappresentando il timbro
postale la “data certa” per qualsiasi operazione.
Tale falsificazione è stata eseguita evidentemente per tentare
astutamente di occultare il dolo di tutta l’operazione.
Aggiungo che evidentemente oltre che la data della lettera è
stato falsificato anche il numero di protocollo della stessa, in quanto
non può essere stato assegnato il protocollo del giorno 23/3 ad
una lettera consegnata all’ufficio postale di Pomezia il giorno 22/3.
E quindi ci si trova di fronte anche ad una falsificazione dei registri
della banca.
Tale falsificazione risulta in tutte le cinque copie originali, su carta
e buste intestate dalla stessa banca, in possesso dello scrivente, e dimostra,
se ancora ce ne fosse bisogno, la natura dolosa, truffaldina e criminale
dei fatti posti in essere dalla suddetta Agenzia di Pomezia della Cassa
di Risparmio di Roma nella persona dei suoi funzionari e dirigenti a danno
della DIESSE, mio e dei miei familiari.
Infatti è chiaro che sia il direttore dell’Agenzia, sia i funzionari
che hanno eseguito le operazioni del giorno 22/3 (il direttore era assente),
sia l’impiegato che materialmente ha falsificato la registrazione del protocollo
che la data sulle lettere, erano ben consapevoli di quello che stavano
facendo.
E quindi si configura il fatto gravissimo che più persone della
stessa banca abbiano avuto conoscenza e partecipato attivamente ad una
azione criminosa ordita e attuata contro persone ignare e incolpevoli,
occultandola astutamente falsificando atti (le lettere raccomandate A.R.)
e registri (il registro di protocollo della posta).
Infatti tutte le altre lettere in mio possesso (tranne questa a cui
si fa riferimento) hanno la data del timbro postale del giorno successivo
rispetto alla data riportata sulla lettera, come è ovvio che sia:
si portano alla posta le lettere preparate il giorno prima.
Questa astuta operazione di falsificazione è stata così
ben congegnata che nessuno se ne accorto finora, a smentire l’eventuale
ipotesi che fosse stato semplice rilevarla all’epoca dei fatti e accertare
il dolo dell’operazione ordita dalla Banca.
- Non se ne è accorto il curatore fallimentare Avv. M. Calò,
che pure ha avuto tutta la documentazione della DIESSE a disposizione per
lunghi anni
- Non se ne accorto il Giudice fallimentare, che pur ha esaminato tutta
la documentazione della Diesse al momento della chiusura del fallimento.
Inoltre, devo purtroppo aggiungere, benchè il fallimento della
DIESSE si sia chiuso per bancarotta semplice, il sottoscritto è
stato sottoposto ad un procedimento penale nel 1997, in merito al fallimento
stesso.
Ad un esame della documentazione agli atti emerse infatti che, in qualità
di Amministratore Unico della DIESSE non avevo tenuto la contabilità
nel periodo intercorso fra la cessazione dell’attività (ottobre
’90, a seguito dello sfratto esecutivo per morosità e conseguente
chiusura dei locali da parte del proprietario) e la dichiarazione di fallimento.
Purtroppo non avevo avuto la possibilità di farlo, e benchè
il Curatore Fallimentare Avv. M. Calò abbia testimoniato a mio favore
(la cosa era stata ininfluente ai fini della ricostruzione della contabilità
della DIESSE, e mi ero adoperato per trasferire macchinari e attrezzature
in luoghi dove non si degradassero alle intemperie) sono stato condannato
a quattro mesi di arresto con i benefici della condizionale. La pena minima
era di sei mesi, ma proprio in ragione della esiguità della mancanza
la condanna è stata solo di quattro.
Ebbene, neanche in questo caso, che sicuramente prescinde un riesame
certosino dei documenti agli atti, la falsificazione della data della raccomandata
del 22/3/90 è stata rilevata.
Cito questa circostanza proprio per ribadire come fosse difficile rilevare
la astuta falsificazione perpetrata dalla Banca.
E quindi la falsificazione posta in essere non solo ha mascherato la
malafede a me e ai miei familiari, ma è riuscita ad occultare questa
malafede anche nei riguardi del Tribunale Fallimentare, del Curatore Fallimentare
e successivamente del Tribunale di Roma in merito al procedimento del 1997.
Il falso perpetrato dalla banca ha messo anche la magistratura nelle
condizioni di non accorgersi che l’operazione fondamentale che aveva causato
il dissesto finanziario della DIESSE era di natura truffaldina e dolosa,
basata sulla malafede.
Ulteriori considerazioni in merito allo stato
economico della Diesse all’epoca dei fatti
Ho già indicato che all’epoca dei fatti (gennaio-marzo 1990)
la Diesse non poteva considerarsi in dissesto ne economico ne finanziario.
E’ già stata descritta la situazione in merito alle commesse
in esecuzione, ai rapporti con le banche, alle esposizioni, alla mancanza
di protesti, storni, azioni di rivalsa di qualunque fornitore.
Tant’è che dalla cessazione dell’attività della Diesse
(ottobre ’90 a causa della chiusura dei locali da parte del proprietario
per morosità) alla dichiarazione di fallimento passano circa due
anni senza che in questo tempo nessun fornitore la proponga.
A riprova di quanto affermo cito la delibera del 7/9/89 (Allegato 1
e Allegato 2) con cui la capogruppo di Aprilia della stessa Cassa di Risparmio,
dopo il riesame semestrale della situazione, ci conferma tutti gli affidamenti
per un totale di 270 milioni. Con riesame a sei mesi, specifica la stessa
capogruppo.
Il riesame semestrale della situazione era effettuato dalla Capogruppo,
oltre che sull’andamento dell’attività derivante dall’esame dei
conti correnti, anche dalla documentazione contabile che noi avevamo prodotto
e consegnata proprio per questo. Appare evidente che appena quattro mesi
prima dei fatti la Diesse srl, a detta della stessa Capogruppo, è
azienda affidabile e gli si rinnovano tutti i fidi a suo tempo concessi.
Non essendo intervenuti, fra il 7/9/89 e l’11/1/90, fatti a discapito
della Diesse che ne diminuissero o pregiudicassero l’affidabilità
resta incomprensibile la messa in atto della sconsiderata azione descritta.
Neppure posso conoscere i motivi di detta sconsiderata azione. Potrei
fare delle ipotesi, che però resterebbero solo supposizioni senza
riscontro, e quindi nella presente querela mi rifaccio unicamente ai fatti
accaduti, nei quali personalmente riconosco una azione dolosa eseguita
ai danni miei, dei miei familiari e della Diesse srl.
Cause del fallimento della Diesse srl
La Diesse srl ha dovuto cessare l’attività (autunno del 1990)
e poi è fallita (1992) a causa del dissesto finanziario causato
dalla sconsiderata azione della Cassa di Risparmio di Roma Ag. di Pomezia.
Dal punto di vista tecnico la sconsiderata e dolosa azione ha sia impedito
che ci potessimo rivolgere ad altre banche per ampliare le linee di credito
esistenti sia accenderne di nuove. (Feci un tentativo di questo genere
consegnando la Nuovo Banco Ambrosiano, Filiale di Piazza Righi – Roma 30
milioni di proprietà personale (me li feci prestare da mia moglie)
a garanzia per aumentare il fido da della Diesse da 20 a 50 milioni), sia
impedito che potessimo continuare le produzioni in corso.
La Cassa di Risparmio di Roma Ag. di Pomezia, posta quindi in comune
industriale (il quarto d’Italia), e quindi agenzia con “vocazione” al credito
all’industria, sapeva benissimo che per clientela, tipologia delle produzioni
e tempi di pagamento la Diesse non sarebbe potuta sopravvivere all’azione
perpetrata, che la privava della possibilità di credito e quindi
azzerava le sue possibilità finanziarie.
Dal punto di vista mio personale dopo i fatti continuai a tentare tutte
le vie per superare gli scogli che si erano venuti a creare, ma quando
il proprietario ci chiuse i locali per morosità del pagamento dell’affitto
(mi sembra a ottobre ’90) non potei fare più nulla.
Entrai quindi in una sindrome psicologica particolare ben nota agli
psicologi e tipica di chi subisce una truffa a seguito della quale, per
lunghi anni, colpevolizzai me stesso dell’accaduto. Al punto che non potevo
più entrare in una banca senza sentirmi male e riaprii un conto
corrente solo nel 1997, quando via via mi convinsi di essere stato una
vittima e non la causa di quello che era successo.
Ma questo aspetto è da ritenersi ininfluente sul fallimento
della Diesse.
Se anche avessi iniziato subito una azione legale contro la Banca questa
avrebbe avuto tempi lunghissimi e non avrebbe avuto nessun effetto sulla
affidabilità della ditta. In pratica non sarebbe servita ne a riottenere
gli affidamenti dalla Cassa di Risparmio ne poteva servire come argomento
per ampliare le minuscole linee di credito con le altre banche, ne ad avere
un aumento del plafond con la Fiscambi.
E’ ovvio che io ebbi subito, fin dal giorno 23/3/90, il sospetto che
tutta l’azione fosse stata preordinata e costruita ad arte, e che tutto
era stato organizzato in perfetta malafede.
Ma restai a lungo convinto che “formalmente” il gesto della banca fosse
regolare: il giorno 22 marzo facevamo l’operazione con il fine di “rifinanziare”
la DIESSE, e il giorno 23 marzo la banca cambiava atteggiamento e valutazione
chiedendo il rientro delle esposizioni ancora in essere.
Ma ora finalmente è emersa la prova della malafede.
Quindi concludo affermando che:
- L’azione criminosa della Cassa di Risparmio ha causato il dissesto
finanziario della Diesse e il suo successivo fallimento
- L’azione criminosa della Cassa di Risparmio ha causato uno stato
di prostrazione psicologica all’Amministratore, cioè a me medesimo,
impedendogli di reagire adeguatamente ai tempi dei fatti.
A riprova di quanto affermato dichiaro che:
- Al momento dei fatti i rapporti con le altre banche erano ottimi
e si pregiudicarono solo nei mesi successivi, come risulta da documentazione
in mio possesso e che potrò esibire.
- Nessuno dei fornitori della Diesse fece istanza di fallimento. L’azione
venne fatta dalla Banca Popolare dell’Etruria per una cifra poco superiore
a 20 milioni solo nel ’92, dopo due anni che la posizione era incagliata
Inoltre devo aggiungere che le azioni messe in atto dalla Cassa di Risparmio
per occultare la natura dolosa del fatto hanno causato che io non mi rendessi
conto con certezza di quello che era avvenuto.
Solo dopo lunghissimi anni, riesaminando la documentazione che mi era
stata restituita dal curatore fallimentare, o potuto ricostruire tutta
la vicenda con la mente sgombra e giungere alle conclusioni a cui sono
giunto adesso.
Solo pochissimi giorni fa, riesaminando la documentazione per l’ennesima
volta, mi sono accorto delle date false sulle lettere inviatemi a suo tempo
dalla banca, ed avere la certezza che l’azione era preorganizzata e dolosa.
Danni derivanti dall’azione messa in atto dalla
Cassa di Risparmio
L’azione della Cassa di Risparmio ha causato:
- Il dissesto finanziario della Diesse srl
- Ha pregiudicato i rapporti fiduciari che esistevano con le altre
banche
- Impedito il proseguimento dell’attività
- Pregiudicato il compimento delle commesse in essere con il Ministero
della Difesa per centinaia di milioni
- Causato il successivo fallimento della Diesse srl
- Causato la perdita di macchinari e attrezzature, causato la dispersione
del patrimonio di conoscenze e abilità maturato dal personale, la
perdita delle qualificazioni nei confronti del Ministero della Difesa,
la perdita del know how tecnologico e di un avviamento commerciale che
durava da otto anni, in costante crescita sia in termini di fatturato che
di maestraze.
- Causato un danno economico rilevante ai proprietari della Diesse,
Luigi Di Stefano e Guido Di Stefano relativo alla perdita dell’azienda
- Causato un danno economico rilevante ai sig. Luigi Di Stefano, Giulio
Di Stefano, Guido Di Stefano e Carboni Elvira per la perdita della casa
di proprietà (che hanno avuta venduta all’asta immobiliare)
- Causato un danno di immagine e conseguentemente economico rilevante
ai sig. Luigi Di Stefano, Giulio Di Stefano, Guido Di Stefano e Carboni
Elvira per essere stati iscritti successivamente alla Centrale rischi della
Banca d’Italia, ciò in quanto privandoli del reddito da lavoro a
seguito della chiusura della Diesse non hanno potuto ottemperare, per causa
di forza maggiore, al pagamento delle rate del mutuo.
- Causato un danno economico rilevante al Min. della Difesa che non
ha avuto completate le commesse ed ha dovuto integrare la parte non consegnata
con acquisti presso altre aziende a prezzi notevolmente maggiori, con un
conseguente danno economico grave per l’Erario Pubblico.
- Causato un danno economico rilevante ai fornitori della Diesse srl,
limitatamente a quanti, a seguito del fallimento della stessa, non hanno
avute pagate fatture e prestazioni
- Causato un danno economico rilevante alle altre banche con cui la
Diesse intratteneva rapporti, che a seguito del fallimento non hanno potuto
recuperare parte delle somme concesse
- Causato un danno economico rilevante ai dipendenti della Diesse che
hanno perso il lavoro.
- Causato un danno rilevante sia in termini economici che di immagine
al Sig. Luigi Di Stefano, amministratore della Diesse, che ha dovuto subire
le conseguenze di un reato infamante che ne ha leso le libertà civili
al punto che a tutt’oggi non può avere ne libretto degli assegni
ne carta di credito.
tutto ciò premesso si fa rilevare che i danni sussistono e continuano
ad evolversi ancora oggi e quindi gli effetti dannosi dell’azione perpetrata
dalla Cassa di Risparmio proseguino, e in particolare:
- La vendita all’asta della casa in questione, venduta ad un prezzo
di 130.000 Euro a fronte di un valore di mercato di circa 200.000 Euro
- La richiesta di consegna dell’immobile da parte del soggetto aggiudicatario
- L’iscrizione dei sig. Luigi Di Stefano, Giulio Di Stefano, Carboni
Elvira alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, che ancora persiste
Tutto ciò premesso il sottoscritto Luigi Di Stefano, in qualità
di Amministratore Unico della Diesse srl, socio comproprietario della Diesse
srl, fidejussore della della Diesse srl e privato cittadino dichiara:
- Di aver subito una truffa nell’esercizio delle sue funzioni di Amministratore
Unico, di socio e di fidejussore della Diesse srl (Art. 640 C.P.)
- Di aver subito la Diesse srl, per conto e nell’interesse della quale
lui agisce, una azione di turbativa del libero esercizio dell’attività
industriale, particolarmente grave perché ha causato un danno rilevante
al Ministero della Difesa e quindi al Pubblico Erario (Art. 513 C.P.)
- Di aver subito, in qualità di Amministratore Unico, socio
e fidejussore della Diesse srl, false comunicazioni da parte del querelato
in merito alle date false riportate sulla lettera raccomanadata di cui
allo Allegato 3 e Allegato 11, avente lo scopo di mascherare le intenzioni
truffaldine e criminose del di lui agire (Art. 484 e 485 C.P.)
- Che queste false comunicazioni hanno impedito alla magistratura,
finora, di prendere conoscenza dell’azione truffaldina e dolosa subita
dalla DIESSE, dal sottoscritto e dai suoi familiari.
- Che i danni, di ogni ordine e tipo, derivanti dall’azione truffaldina
e criminosa messa in atto dal querelato sono a tutt’oggi ancora in svolgimento
e maturazione e portano ancora illeciti vantaggi per il querelato, come
ad esempio la vendita all’asta della casa di proprietà avvenuta
nel giugno 2003.
- Che gli artifizi, gli inganni e le falsità poste in essere
dal querelato hanno messo il sottoscritto in condizioni di non poter rendersi
conto dell’illegalità dell’azione subita e quindi di non poter difendersi
adeguatamente per lungo tempo
Chiede
- La condanna per i reati indicati (Art. 6 C.P.)
- Il risarcimento dei danni patrimoniali, di immagine e morali subiti
personalmente (Art. 185 C.P.)
- Il risarcimento dei danni subiti dalla Diesse srl per conto della
quale agisce come Amministratore Unico (Art. 185 C.P.)
- Il blocco degli effetti dei danni in esecuzione in essere e in divenire
in attesa della sentenza per questa querela.
- Il perseguimento contro il querelato di ogni altro reato o illecito
che il Giudice vorrà riconoscere nei fatti descritti
Dichiara
- Di rimettersi interamente nelle decisioni del Giudice in merito alla
presente querela, nei modi e nei termini di legge.
- Che, a seguito dell’eventuale accoglimento delle proprie istanze,
provvederà personalmente ad informare tutti i soggetti danneggiati
dai fatti descritti affinchè possano esercitare il loro diritto
di rivalsa.
Roma li 11/6/2004
Luigi Di Stefano |