Luigi Di Stefano
V. Padre Semeria 65
00154 Roma
All’att. Spett. Banca di Roma
V.le Tupini 180
00144 Roma
OGGETTO: - Azione legale
Spett. Banca di Roma
Vi scrivo per comunicarVi un fatto increscioso che nasce da avvenimenti
accaduti diversi anni fa, precisamente nei primi mesi del 1990, quando
la mia ditta, Diesse srl – V. Trigoria 51 Roma, intratteneva un rapposto
di correntista affidato presso la Cassa di Risparmio di Roma, Ag. di Pomezia,
P.zza Indipendenza 11 Pomezia RM.
Poiché per questi fatti, a seguito di un riesame della documentazione
che ho potuto fare solo recentemente, sono emerse evidenze di natura tale
che mi hanno costretto ad elevare formale querela nei Vostri confronti.
Poiché, seppure a distanza di molti anni, le conseguenze subite
da me dalla mia azienda e dai miei familiari continuano a svolgersi ed
aggravarsi.
Vi informo dell’azione intrapresa affinchè possiate prendere
tempestivamente i provvedimenti che riterrete opportuni, quali che siano.
I fatti in oggetto possono essere così riassunti.
Nel 1990, in qualità di Amministratore Unico della Diesse srl,
intrattenevo rapporti di correntista affidato presso la CRR Ag. di Pomezia.
Il rapporto durava da circa otto anni e gli affidamenti erano passati
da zero (alla nascita della ditta) a 270 milioni (200 conto anticipi su
fatture, 30 fido estero, 20 fido in c/c e 20 PND), garantiti dalla fidejussione
di tutta la famiglia di origine (io, padre, madre e fratello) perché
cointestatari dell’unico immobile di proprietà.
La Diesse operava su commesse di enti pubblici (Min. della Difesa per
il 70% e Enti di Ricerca italiani e stranieri nel settore nucleare per
circa il 30%) e negli ultimi tre esercizi completati (‘87-’89) il fatturato
era passato da 370 ml a oltre un miliardo di lire.
Alla fine del 1989 la capogruppo di Aprilia, a seguito del riesame
semestrale della situazione, ci rinnovò tutti gli affidamenti con
riesame a sei mesi (delibera prot. 598 del 7/9/89)
Il giorno 11/1/90, a mezzo lettera racc. A.R. prot. N. 20 la CRR Ag.
di Pomezia ci comunica che, su un totale di utilizzo per circa 130 milioni,
era necessario rientrare per circa 70 milioni (per fatture scadute e non
ancora pagate e un supero su c/c) entro 15 gg “salvo revoca”
A seguito di colloqui con il direttore dell’agenzia mi venne proposto
di fare un mutuo sulla casa (che sarebbe stato concesso dalla stessa CRR-Credito
Fondiario) e con questi soldi ripianare quanto richiesto, recuperando così
la piena disponibilità dei conti che di fatto erano bloccati e in
pratica rifinanziare la Diesse che si sarebbe ritrovata con la quasi totale
disponibilità degli affidamenti da poter utilizzare.
Venne quindi concesso un mutuo (a tutti i cointestatari dell’immobile)
di 108 milioni di cui 19 ad estinzione di un mutuo precedente (era stato
concesso al costruttore dell’immobile) e circa 85 milioni che vennero versati
sui conti della Diesse il giorno stesso dell’erogazione, 22/3/90;
Con il che, io credevo, si era chiusa la pendenza. Ribadisco che l’operazione
fu suggerita dall’agenzia e presentata come l’unico modo per risolvere
il problema che si era creato, presentata con spirito collaborativo ma
imposta in modo coercitivo, in quanto fin dalla prima comunicazione del
11/1/90 pendeva la risoluzione del rapporto (“salvo revoca”) e totalmente
pilotata dall’agenzia, al punto che il giorno dell’erogazione 22/3/90 si
pretese che il versamento sui conti della Diesse della somma relativa (circa
86 ml, ben superiore ai 70 ml di cui era stato chiesto il rientro) fosse
fatta a nome di mia madre Elvira Carboni, casalinga).
Ma con lettera A.R. del 23/3/90 prot. 242 ci si comunicava il blocco
degli affidamenti e ci si chiedeva il rientro immediato delle “fatture
scadute” (che avevamo ripianato il giorno prima) salvo, trascorsi 10 gg,
la revoca degli affidamenti.
Successivamente ci venne comunicato la revoca degli affidamenti e la
richiesta di rientro di tutte le residue esposizioni per circa 45 milioni
(19/4/90 prot. 321), e l’annuncio di atti di rigore (29/5/90 prot. 195
della capogruppo di Aprilia)
Questa azione provocò il dissesto finanziario della Diesse con
la conseguente chiusura dei rapporti con le altre banche (Fiscambi Factorig,
Nuovo Banco Ambrosiano e Banca Popolare dell’Alto Lazio), la cessazione
dell’attività (nell’autunno del ’90) e il successivo fallimento
dell’azienda.
Faccio notare che non c’erano stati protesti, storni o inadempienze
di nessun genere, e nessuna fattura da noi portata allo sconto presso la
Vs. banca era stata poi inevasa.
All’epoca dei fatti le produzioni si svolgevano regolarmente, i crediti
in essere solo per il Min. Difesa erano di circa 680 ml (di cui 300 anticipati
dalla Fiscambi Factoring) e che saranno poi interamente pagati (come potrò
dimostrare dai documenti contabili che conservo), e il portafoglio ordini,
sempre per il solo Min. Difesa, era ancora di circa 700 ml.
Sarebbe bastato che la CRR ci avesse permesso di scontare qualche fattura
sul conto anticipi (su cui c’erano al momento dei fatti circa 150 ml di
capienza) per risolvere il problema.
Invece ci si impose la soluzione del mutuo, con la sciagurata azione
del giorno seguente.
Anche se di per se l’azione della CRR appariva in sospetto di malafede
mi era sempre stato detto che formalmente, essendo il blocco dei conti
e la richiesta di rientro successiva di un giorno all’erogazione del mutuo
e del versamento, non poteva essere impugnata. Tutt’al più era una
“furberia”, in altri casi definita “un’azionaccia”, ma formalmente corretta
per la facoltà della banca di chiedere il rientro in qualsiasi momento.
E quindi in questi lunghi quindici anni mi ero predisposto a sopportare
le conseguenze di “furberie” o “azionacce”, anche se resta tutt’ora del
tutto incomprensibile il motivo di tanto accanimento nei nostri confronti.
Ma dopo il fallimento della Diesse tutta la documentazione della ditta
è rimasta nelle disponibilità del Curatore Fallimentare per
lunghissimi anni, e mi è stata solo in parte restituita dopo la
chiusura del fallimento.
Recentemente ho deciso di riesaminarla e di ordinarla, ed ho così
potuto verificare che su tutte le lettere del 23/3/90 (sono cinque copie,
spedite alla Diesse e ai fidejussori) sia la data che il numero di protocollo
sono evidentemente falsi.
Infatti il timbro postale sulle buste è del giorno 22/3/90 (sono
tutte raccomandate A.R. mentre le lettere, debitamente firmate dal direttore
dell’Agenzia, portano la data del 23/3/90.
A dimostrazione e prova che tutta l’operazione è stata concepita
ed eseguita in malafede, e si sono usati artifizi e raggiri per cercare
di occultare i quali si è arrivati addirittura a falsificare le
date delle lettere e il registro di protocollo dell’Agenzia.
Questo ha impedito a me di difendermi adeguatamente, al Tribunale Fallimentare
di valutare le cause del fallimento della Diesse e quindi di svolgere la
sua funzione di giustizia.
Inoltre il mutuo sulla casa è stato evidentemente concesso per
scopi impropri, perché è evidente che l’obiettivo era solo
quello di incamerarne la somma, in quanto si aspettava solo che noi eseguissimo
il versamento sui conti della Diesse per correre alla Posta a spedire le
lettere falsificate.
E se è vero che il reato commesso è ormai in prescrizione
questo vantaggio è stato ottenuto proprio con l’abile falsificazione
di lettere e registri, che ha ingannato oltre che me stesso tutti i soggetti
che si sono interessati a questa vicenda nel corso degli anni, compresi
giudici e avvocati.
Quanto descritto ha portato a danni gravissimi, che vanno dalla perdita
dell’azienda a quella della casa (è stata acquistata ad una asta
da una società immobiliare e proprio pochi giorni fa, il 22 cm gliela
ho dovuta consegnare), a cui vanno aggiunti i danni di ordine morale e
di immagine subiti da me e tutta la famiglia di origine sull’arco di ben
quindici anni.
Per cui, appena ho avuto la prova della malafede ho elevato querela
nei Vs. confronti, depositata l’11 Giugno 2004;
Concludendo, ho inteso informarVi affinchè possiate prendere
a riguardo ogni provvedimento riteniate opportuno, anche disciplinare contro
il direttore dell’Agenzia e gli impiegati che gli hanno tenuto bordone.
Inoltre Vi sollecito ad elevare azione legale contro di me qualora
nei fatti descritti riconosciate il Vostro buon diritto di fare quello
che è stato fatto.
Per parte mia continuerò con tutte le azioni legalmente possibili
contro di Voi fino a che avrò avuto giustizia.
Roma li 30/6/2004
Luigi Di Stefano
|