- Testo della lettera inviata a 
Banca di Roma il 30/06/2004
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Luigi Di Stefano
V. Padre Semeria 65
00154 Roma
 
 
 

All’att.  Spett. Banca di Roma
V.le Tupini 180
00144 Roma

OGGETTO: - Azione legale

Spett. Banca di Roma

Vi scrivo per comunicarVi un fatto increscioso che nasce da avvenimenti accaduti diversi anni fa, precisamente nei primi mesi del 1990, quando la mia ditta, Diesse srl – V. Trigoria 51 Roma, intratteneva un rapposto di correntista affidato presso la Cassa di Risparmio di Roma, Ag. di Pomezia, P.zza Indipendenza 11 Pomezia RM.
Poiché per questi fatti, a seguito di un riesame della documentazione che ho potuto fare solo recentemente, sono emerse evidenze di natura tale che mi hanno costretto ad elevare formale querela nei Vostri confronti.
Poiché, seppure a distanza di molti anni, le conseguenze subite da me dalla mia azienda e dai miei familiari continuano a svolgersi ed aggravarsi.
Vi informo dell’azione intrapresa affinchè possiate prendere tempestivamente i provvedimenti che riterrete opportuni, quali che siano.

I fatti in oggetto possono essere così riassunti.
Nel 1990, in qualità di Amministratore Unico della Diesse srl, intrattenevo rapporti di correntista affidato presso la CRR Ag. di Pomezia.
Il rapporto durava da circa otto anni e gli affidamenti erano passati da zero (alla nascita della ditta) a 270 milioni (200 conto anticipi su fatture, 30 fido estero, 20 fido in c/c e 20 PND), garantiti dalla fidejussione di tutta la famiglia di origine (io, padre, madre e fratello) perché cointestatari dell’unico immobile di proprietà.
La Diesse operava su commesse di enti pubblici (Min. della Difesa per il 70% e Enti di Ricerca italiani e stranieri nel settore nucleare per circa il 30%) e negli ultimi tre esercizi completati (‘87-’89) il fatturato era passato da 370 ml a oltre un miliardo di lire.
Alla fine del 1989 la capogruppo di Aprilia, a seguito del riesame semestrale della situazione, ci rinnovò tutti gli affidamenti con riesame a sei mesi (delibera prot. 598 del 7/9/89)
Il giorno 11/1/90, a mezzo lettera racc. A.R. prot. N. 20 la CRR Ag. di Pomezia ci comunica che, su un totale di utilizzo per circa 130 milioni, era necessario rientrare per circa 70 milioni (per fatture scadute e non ancora pagate e un supero su c/c) entro 15 gg “salvo revoca”
A seguito di colloqui con il direttore dell’agenzia mi venne proposto di fare un mutuo sulla casa (che sarebbe stato concesso dalla stessa CRR-Credito Fondiario) e con questi soldi ripianare quanto richiesto, recuperando così la piena disponibilità dei conti che di fatto erano bloccati e in pratica rifinanziare la Diesse che si sarebbe ritrovata con la quasi totale disponibilità degli affidamenti da poter utilizzare.
Venne quindi concesso un mutuo (a tutti i cointestatari dell’immobile) di 108 milioni di cui 19 ad estinzione di un mutuo precedente (era stato concesso al costruttore dell’immobile) e circa 85 milioni che vennero versati sui conti della Diesse il giorno stesso dell’erogazione, 22/3/90;
Con il che, io credevo, si era chiusa la pendenza. Ribadisco che l’operazione fu suggerita dall’agenzia e presentata come l’unico modo per risolvere il problema che si era creato, presentata con spirito collaborativo ma imposta in modo coercitivo, in quanto fin dalla prima comunicazione del 11/1/90 pendeva la risoluzione del rapporto (“salvo revoca”) e totalmente pilotata dall’agenzia, al punto che il giorno dell’erogazione 22/3/90 si pretese che il versamento sui conti della Diesse della somma relativa (circa 86 ml, ben superiore ai 70 ml di cui era stato chiesto il rientro) fosse fatta a nome di mia madre Elvira Carboni, casalinga).
Ma con lettera A.R. del 23/3/90 prot. 242 ci si comunicava il blocco degli affidamenti e ci si chiedeva il rientro immediato delle “fatture scadute” (che avevamo ripianato il giorno prima) salvo, trascorsi 10 gg, la revoca degli affidamenti.
Successivamente ci venne comunicato la revoca degli affidamenti e la richiesta di rientro di tutte le residue esposizioni per circa 45 milioni (19/4/90 prot. 321), e l’annuncio di atti di rigore (29/5/90 prot. 195 della capogruppo di Aprilia)
Questa azione provocò il dissesto finanziario della Diesse con la conseguente chiusura dei rapporti con le altre banche (Fiscambi Factorig, Nuovo Banco Ambrosiano e Banca Popolare dell’Alto Lazio), la cessazione dell’attività (nell’autunno del ’90) e il successivo fallimento dell’azienda.
Faccio notare che non c’erano stati protesti, storni o inadempienze di nessun genere, e nessuna fattura da noi portata allo sconto presso la Vs. banca era stata poi inevasa.
All’epoca dei fatti le produzioni si svolgevano regolarmente, i crediti in essere solo per il Min. Difesa erano di circa 680 ml (di cui 300 anticipati dalla Fiscambi Factoring) e che saranno poi interamente pagati (come potrò dimostrare dai documenti contabili che conservo), e il portafoglio ordini, sempre per il solo Min. Difesa, era ancora di circa 700 ml.
Sarebbe bastato che la CRR ci avesse permesso di scontare qualche fattura sul conto anticipi (su cui c’erano al momento dei fatti circa 150 ml di capienza) per risolvere il problema.
Invece ci si impose la soluzione del mutuo, con la sciagurata azione del giorno seguente.

Anche se di per se l’azione della CRR appariva in sospetto di malafede mi era sempre stato detto che formalmente, essendo il blocco dei conti e la richiesta di rientro successiva di un giorno all’erogazione del mutuo e del versamento, non poteva essere impugnata. Tutt’al più era una “furberia”, in altri casi definita “un’azionaccia”, ma formalmente corretta per la facoltà della banca di chiedere il rientro in qualsiasi momento.
E quindi in questi lunghi quindici anni mi ero predisposto a sopportare le conseguenze di “furberie” o “azionacce”, anche se resta tutt’ora del tutto incomprensibile il motivo di tanto accanimento nei nostri confronti.

Ma dopo il fallimento della Diesse tutta la documentazione della ditta è rimasta nelle disponibilità del Curatore Fallimentare per lunghissimi anni, e mi è stata solo in parte restituita dopo la chiusura del fallimento.
Recentemente ho deciso di riesaminarla e di ordinarla, ed ho così potuto verificare che su tutte le lettere del 23/3/90 (sono cinque copie, spedite alla Diesse e ai fidejussori) sia la data che il numero di protocollo sono evidentemente falsi.

Infatti il timbro postale sulle buste è del giorno 22/3/90 (sono tutte raccomandate A.R. mentre le lettere, debitamente firmate dal direttore dell’Agenzia, portano la data del 23/3/90.
A dimostrazione e prova che tutta l’operazione è stata concepita ed eseguita in malafede, e si sono usati artifizi e raggiri per cercare di occultare i quali si è arrivati addirittura a falsificare le date delle lettere e il registro di protocollo dell’Agenzia.
Questo ha impedito a me di difendermi adeguatamente, al Tribunale Fallimentare di valutare le cause del fallimento della Diesse e quindi di svolgere la sua funzione di giustizia.
Inoltre il mutuo sulla casa è stato evidentemente concesso per scopi impropri, perché è evidente che l’obiettivo era solo quello di incamerarne la somma, in quanto si aspettava solo che noi eseguissimo il versamento sui conti della Diesse per correre alla Posta a spedire le lettere falsificate.
E se è vero che il reato commesso è ormai in prescrizione questo vantaggio è stato ottenuto proprio con l’abile falsificazione di lettere e registri, che ha ingannato oltre che me stesso tutti i soggetti che si sono interessati a questa vicenda nel corso degli anni, compresi giudici e avvocati.

Quanto descritto ha portato a danni gravissimi, che vanno dalla perdita dell’azienda a quella della casa (è stata acquistata ad una asta da una società immobiliare e proprio pochi giorni fa, il 22 cm gliela ho dovuta consegnare), a cui vanno aggiunti i danni di ordine morale e di immagine subiti da me e tutta la famiglia di origine sull’arco di ben quindici anni.
Per cui, appena ho avuto la prova della malafede ho elevato querela nei Vs. confronti, depositata l’11 Giugno 2004;

Concludendo, ho inteso informarVi affinchè possiate prendere a riguardo ogni provvedimento riteniate opportuno, anche disciplinare contro il direttore dell’Agenzia e gli impiegati che gli hanno tenuto bordone. 
Inoltre Vi sollecito ad elevare azione legale contro di me qualora nei fatti descritti riconosciate il Vostro buon diritto di fare quello che è stato fatto.
Per parte mia continuerò con tutte le azioni legalmente possibili contro di Voi fino a che avrò avuto giustizia.

Roma li 30/6/2004

Luigi Di Stefano
 

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