Cosa deve fare il solerte cittadino?
Il PM chiede l'archiviazione perchè il reato è stato
commesso da ignoti.
Il GIP rigetta la mia opposizione, e conferma l'archiviazione perchè
non reca una valida indicazione dell'oggetto dell'investigazione supplettiva
ne dei relativi elementi di prova.
La Suprema Corte lo condanna a 500€ di ammenda.
Deve fare le indagini! Se le fa da solo, sia per identificare l'autore
del reato si per dare l'oggetto dell'investigazione "supplettiva".
Quindi cominciamo, perchè l'autore è "ignoto"?
Perchè io non mi ricordavo come si chiama.
Lo avevo rimosso, deve essere stata una specie di turba psicologica
(sono stato sette anni prima di rientrare in una banca), non riuscivo a
ricordarmelo.
Poi sulle lettere la sua firma è una sigla, mai accompagnata
da nome e cognome scritto per esteso.
Poi, ci avrò parlato in tutto una decina di volte in otto anni,
e lo chiamavo "Direttore"
Insomma è ignoto perchè io non mi ricordavo come si chiamava.
Ora è identificato.
A Luglio scorso mi è arrivata una e-mail da parte di un signore
di Pomezia. Aveva visto questo sito, e mi scriveva che l'azienda di suo
padre e la sua famiglia avevano subito esattamente le stesse cose, da parte
della stessa banca e dello stesso direttore, nello stesso anno.
Le analogie sono impressionanti: anche questa azienda lavorava per
le Forze Armate (buffetteria militare), anche a loro avevano chiesto di
fare il mutuo sulla casa (300 milioni), e anche loro avevano fallito a
seguito della richiesta di rientro dopo l'erogazione del mutuo.
Stanno ancora pagando, perchè anche nel loro caso avevano coinvolto
la famiglia, tutti i figli come cointestatari del mutuo. Ma loro tentano
di salvare il salvabile, e quindi sono quasi venti anni che pagano, sono
arrivati al miliardo.
Se li stanno divorando piano piano, come i vampiri.
Ci sono stato a parlare, con i figli, alla fine di settembre.
Gli ho spiegato che il mio problema era che non ricordavo il nome del
direttore, hanno telefonato al padre con una scusa (il poveruomo non può
più discutere di questa faccenda, ci ha perso la salute) ed è
uscito fuori il nome, A.D.
Flash! Ecco come si chiamava!
Per cui ora l'autore del "reato" non è più ignoto.
Resta da capire se il reato lo ha fatto, ma ce lo dirà la Cassazione
appena avremo le motivazioni della sentenza, pochi giorni.
Ora rimane da capire "perchè", chi ci ha guadagnato, come obiettavano
i militari della Guardia di Finanza.
Innanzitutto diciamo che avere un'altra azienda e un'altra famiglia
che ha subito la stessa cosa è di per se significativo. Poi sembra
che non siamo gli unici due, che a Pomezia ci siano altri, vedremo, li
sto cercando.
Per molti hanni ho avuto il "sospetto" che l'accaduto potesse avere
a che fare con il mio coinvolgimento con "l'Affaire Ustica".
A ottobre 1989 ho iniziato a collaborare con il giornalista di punta
di La Repubblica sul caso. Io sono un bravo tecnico, gli serviva qualcuno
che facesse l'analisi tecnica delle perizie che uscivano e così
ho cominciato. Era il periodo che il caso Ustica era sulle prime pagine
praticamente tutti i giorni, che lavorava a pieno ritmo la commissione
stragi, ed io ho ispirato più di un articolo in quel periodo.
A gennaio '90 arriva la prima lettera della banca (quale miglior pressione
si puà fare su un imprenditore che chiudergli i conti?) e a marzo,
visto che mostravo di non aver capito e stavo addirittura scrivendo un
libro assieme al mio amico giornalista, è arrivata la stoccata.
Così ha altro da pensare piuttosto che andare la sera in redazione.
In realtà, benchè avessi questo sospetto, non è
mai emerso il minimo riscontro. Solo la sorprendente coincidenza di tempi
lo teneva vivo. E senza il minimo riscontro un sospetto è solo una
fantasia, me ne intendo.
Ho collaborato con Repubblica fino a dicembre '94. Poi, da gennaio
'95, sono stato nominato perito di parte lesa per conto della compagnia
Itavia, proprietaria dell'aereo precipitato, ed ho partecipato direttamente
all'inchiesta fino alla chiusura, nel 1999.
Chi vuole saperne di più su questo argomento può andare
su www.seeninside.net.
Invece l'ipotesi più realistica, e relativi riscontri (anche
se pure in questo caso si tratta di "sospetti", ma stavolta con riscontri),
riguardano un comune caso di criminalità da colletti bianchi, l'attività
della DIESSE e una azione per levarla di mezzo.
La DIESSE realizzava i suoi prodotti lavorando un materiale chiamato
PMMA o "Vetro Organico".
Si tratta del comune "plexiglas" ma che viene prodotto e additivato
con particolari tecnologie e additivi, che lo rendono otticamente adatto
per realizzare particolari manufatti: guide di luce e rivelatori di particelle
subatomiche, finestre antiradiazioni per le centrali nucleari, iposcopi
e visori per veicoli blindati.
Naturalmente gran parte riguarda la tecnologia di lavorazione, senza
la quale la materia prima serve a poco.
Insomma i materiali ad alta tecnologia (e a maggior valore aggiunto)
venivano prodotti apposta per la DIESSE da una media azienda di Pomezia
che aveva tutto l'interesse a produrli, e quindi a sostenerci e sponsorizzarci.
E con cui eravamo in ottimi rapporti, "storici" direi. Proprio loro
ci avevano presentato alla Cassa di Risparmio di Pomezia (ne erano un cliente
importante)
La chiameremo azienda "A", perchè subito dopo i fatti che stiamo
raccontando è stata venduta a una multinazione spagnola, e anche
se mi risulta che abbia cambiato nome non è il caso di creare un
possibile danno di immagine a chi è completamente estraneo ai fatti.
Quindi:
L'azienda "A" che ci vendeva il materiale, quella di Pomezia con cui
andavamo tanto d'accordo e che ci voleva tanto bene, aveva una azienda
"B" a Carsoli che faceva vetri in plexiglass per le automobili (la classica
situazione dove un'azienda-madre costituisce una azienda-figlia che utilizza
i materiali di propria produzione).
L'azienda "B", finanziata coi fondi della Cassa per il Mezzogiorno,
aveva dovuto cessare l'attività perchè i vetri di plexglass
sulle automobili non ce li metteva nessuno.
Così l'azienda "A" costituisce l'azienda "C", stessa sede, e
se la fa nuovamente finanziare dalla Cassa per il Mezzogiorno.
L'azienda "C" viene costituita a settembre '89, circa tre mesi prima
dell'inizio dei fatti che mi riguardano (11 gennaio '90, la prima lettera
della banca)
Che cosa produceva l'azienda "C"?
Quello che produceva la DIESSE: strumenti ottici per gli istituti di
ricerca e strumenti ottici per la Difesa, così è scritto
nell'atto costitutivo che ho potuto avere dalla CCIA.
Insomma, gli interessava prendersi il nostro lavoro, che avevamo sviluppato
in quasi dieci anni e che valeva ormai un fatturato di 1,25 miliardi/anno,
in settori ad alta tecnologia ed alto valore aggiunto.
E qual'è il "collegamento" fra il Direttore malandrino e l'azienda
"C"?
La figlia del direttore malandrino era dipendente dell'azienda "A",
proprietaria dell'azienda "C" che doveva beneficiare della nostra scomparsa.
E questo spiega il "a chi giova" della Guardia di Finanza.
Il direttore ha agito per farci chiudere, cioè fallire in modo
che ci togliessimo dal mercato, ma ci ha fatto fare il mutuo ipotecario
perchè doveva minimizzare i danni per la sua banca, vendendosi la
casa se noi, sul lastrico, non avessimo potuto pagarlo.
E la sua banca probabilmente è convinta che egli abbia agito,
se non correttamente, almeno nel presunto interesse della banca. Naturalmente
giustificandosi dicendo di avere informazioni che la DIESSE era sull'orlo
del fallimento.
Che invece creava lui.
Perchè non lo hai detto prima?
- Perchè l'atto costitutivo dell'azienda "C", quella di Carsoli,
l'ho avuto solo nell'estate del 2007.
E comunque le "indagini" non le devo fare io, non devo esserei io da
fornire gli "spunti" investigativi. Io ho fornito la prova documentale
del reato e ho descritto i fatti. L'indagine "spetta" ai tribunali, che
strumenti ha il cittadino per accertare la "verità"?
Infatti anche questo "sospetto" potrebbe alla fine rivelarsi infondato.
E se la faccenda fosse legata all'episodio dell'altra azienda che ha
subito la stessa cosa da parte dello stesso direttore e della stessa banca?
E se fosse tutto un disegno per alimentare di case da mettere all'asta
una organizzazione criminale, come facevano al Tribunale Fallimentare di
Roma?
E se fosse ancora un'altra faccenda, ancora più grave, ad esempio
una banca in difficoltà che decide di depredare delle case i propri
clienti?
Lo devo scoprire io?
Altri "devono" indagare, non io, altri hanno preparazione, organizzazione,
strumenti, dovere.
Non io.
Racconto la storia in Tribunale generando una gran risata? Benissimo.
Il Curatore si tiene la prova documentale per 14 anni? Benissimo
Il PM chiede l'archiviazione perchè non ci sono elementi per
l'identicazione dei responsabili? Benissimo
Il GIP conferma l'archiviazione perchè non fornisco l'indicazione
dell'indagine "supplettiva" con le relative prove? Benissimo
La Suprema Corte mi condanna pure a 500€ di ammenda? Benissimo,
vedremo la motivazione di questa condanna.
E quindi introduciamo alcune considerazioni.
(Attento che stavolta ti mandano a Rebibbia!? Benissimo, come Silvio
Pellico, come Mazzini, come Galileo, ci starò benissimo. Anzi, già
mi ci vedo, perchè è chiaro che i 500 € di ammenda chiederò
di scontarli in galera, un tanto al giorno, mi spetta.)
Se un ardito salumiere proponesse di offrire i suoi servizi dentro
a un tribunale sarebbe scacciato in malo modo, adducendo considerazioni
etiche, oltre che giuridiche.
Infatti il cittadino che si trovasse in lite con quel salumiere come
potrebbe essere certo dell'imparzialità del giudice se questo tutti
i giorni fa la spesa nella bottega che il salumiere tiene aperta dentro
lo stesso Tribunale? Si potrebbe ingenerare il sospetto che il magistrato,
godendo di saporiti prosciutti e culatelli, sia meglio disposto verso il
salumiere.
Giammai! Nessun salumiere aprirà mai bottega nel Tribunale!
Ma la banca si, ci apre bottega, eccome.
Quindi il cittadino, nella lite contro una banca, può essere
al giudizio di un magistrato che è cliente di quella banca, che
magari gli ha concesso il fido, che magari, gli ha concesso il mutuo o
prestiti per lui e i suoi familiari. O addirittura il giudice è
socio in affari della banca, se possiede azioni o titoli della banca stessa.
O addirittura giudice e familiari potrebbero stare in rosso, in supero,
ed essere alla mercè della banca che gli chiede il rientro.
Vi sembra possibile una cosa de genere?
Le agenzie bancarie dei tribunali hanno un giro di affari strepitoso.
In genere fanno da tesorieri, ci si pagano gli stipendi del personale.
Poi gestiscono tutto il movimento del fallimentare, con le vendite all'asta,
i depositi cauzionali. Per fare un esempio, un fallimento importante degli
anni '90 era di 1.200 miliardi. La vicenda che ha portato allo scandalo
del tribunale parla di aste per 18 miliardi.
- La mia azienda fallisce, per una azione fatta dalla Cassa di Risparmio
di Roma, già Banca di Roma.
Vado in un Tribunale dove c'è l'agenzia della Banca di Roma
Vengo affidato a un Curatore Fallimentare che è in buonissimi
rapporti con la Banca di Roma: gli sponsorizzava il sito internet con la
pubblicità, la Rivista dei Curatori e le iniziative culturali. E
la famosa "prova" contro la Banca di Roma gli rimane nel cassetto per quattordici
anni.
- Querelo un direttore della Cassa di Risparmio, già Banca di
Roma.
Per competenza territoriale la querela finisce al Tribunale di Velletri,
e quando ci vado trovo l'agenzia della Banca di Roma contigua, dieci metri,
sullo stesso marciapiedi.
Faccio ricorso in Cassazione, e vado speranzoso a prendere la "sentenza".
Appena entro trovo il cartello Banca di Roma (pure qui!).
Ma non basta, perchè una volta dentro mi imbatto in un ambulatorio
medico, attrezzato di tutto punto, e con tanto di targhe alle pareti che
indicano che le attrezzature siano state donate da Cassa di Risparmio di
Roma e Banca di Roma.
Gli volevo fare le fotografie, ma non si può, è vietato.
Possibile?
Si. Se avessi una lite col saumiere e trovassi il suo negozio in tribunale
potri pretendere che lo chiudesse (credo, o almeno spero).
Se ho una lite con una banca e in tribunale ci trovo la banca allora
va bene, nessuno si pone il problema. Io posso andare da un giudice che
è cliente o addirittura socio in affari della mia controparte.
Coi salami no, coi quattrini si.
Chiariamo: non voglio fare la lamentazione sui giudici corrotti o su
improbabili complotti. Mentre accadeva quello che ho descritto lavoravo
in una inchiesta per strage, e ancora nel 2005 le Procure mi venivano a
cercare per sapere se veramente al tale aereo passeggeri poteva essere
passato vicino un missile.
Sto solo dicendo che è mio diritto essere sicuro, anzi, strasicuro,
che chi giudica sia imparziale.
"Io" devo essere convinto che sia imparziale, non devo essere rassicurato
al proposito.
A questo devo aggiungere una considerazione "politica".
Quanto vale avere sui propri monitor i conti correnti, gli investimenti,
i mutui, di tutti i giudici romani, se non di quelli di tutto il Lazio?
Sapere se sono in nero o in rosso, se hanno conti all'estero, se ricevono
bonifici e da chi, e cosi via?
Fosse che qualche illustre e potentissimo personaggio deve il suo smisurato
potere e la sua smisurata intoccabilità anche per queste "conoscenze",
che forse valgono moltissimo nel sottobosco del sottopotere?
Io farei una proposta.
I Giudici devono avere i conti unicamente presso la Banca d'Italia,
una sezione apposta.
Tanto ora c'è la telematica, i bancomat, non c'è nessun
problema di gestione.
Serve all'indipendenza della Magistratura. |