Copia del reclamo inoltrato alla 
Banca d'Italia il 28/12/2004
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Dunque, ho depositato la querela il 11 Giugno 2004, e siamo arrivati alla fine di Dicembre senza che foglia si sia mossa. Naturalmente i tempi della giustizia sono lunghi e si deve aspettare.
Ma oltre che i Tribunali c'è un'altra Istituzione a cui ci si può appellare in questi casi.
E la Banca d'Italia che ha il compito di vigilanza e di sanzione contro gli abusi commessi dalle banche.
Del resto il Testo Unico Bancario è chiarissimo in materia
 
Art. 126 T.U.B.
1. I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e
controllo presso banche devono possedere i requisiti di professionalità e di onorabilità stabiliti con regolamento del Ministro del tesoro adottato, sentita la Banca d'Italia, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
2. Il difetto dei requisiti determina la decadenza dall'ufficio. Essa è
dichiarata dal consiglio di amministrazione entro trenta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto. In caso di inerzia la decadenza è pronunciata dalla Banca d'Italia.
3. Il regolamento previsto dal comma 1 stabilisce le cause che comportano la sospensione temporanea dalla carica e la sua durata. La sospensione è dichiarata con le modalità indicate nel comma 2 (1).

Poichè i fatti delittuosi sono avvenuti nel 1990 ci rientriamo, e in caso di "inerzia" la decadenza dall'Ufficio è pronunciata proprio dalla Banca d'Italia.
Per cui mi aspetto che ai sensi dei suoi poteri la Banca d'Italia, indaghi, verifichi, sanzioni.
Se il comportamento della banca è stato illecito mi aspetto che sia sanzionato, se è stato lecito voglio una risposta scritta e se non fosse sanzionabile voglio sapere perchè.
Per telefono un funzionario è stato assai cortese: lei ci invii tutto, noi prendiamo in considerazione qualsiasi istanza.
Per cui così ho fatto.

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Spett. Banca d’Italia
Ufficio reclami
V. XX Settembre 97
00187 Roma

Roma li 28/12/2004

OGGETTO: Reclamo per abusi bancari subiti

Spett. Banca d’Italia

Con la presente intendo rivolgermi alla Vostra attenzione in quanto ritengo di aver subito, diverso tempo fa, un palese abuso da parte della allora Cassa di Risparmio di Roma (già Banco di S. Spirito, già Banca di Roma, gruppo Capitalia)
Abuso che si è consumato nella Ag. di Pomezia ad opera del direttore dell’agenzia e probabilmente da alcuni impiegati, non meglio identificati.
Tale abuso è stato ai danni miei, della mia azienda e della mia famiglia.
I fatti esposti sono oggetto di formale querela elevata da me contro la Banca di Roma (ex Cassa di Risparmio di Roma) il 11 Giugno 2004, che viene allegata.
Quindi senza ripetere inutilmente l’esposizione dei fatti Vi rimando alla descrizione fatta in querela e agli allegati relativi, che ritengo esaustivi della vicenda.

Sintetizzo unicamente che l’abuso riscontrato consiste nella malafede con cui la banca mi invitò a compiere una operazione finanziaria (l’accensione di un mutuo e il versamento della somma erogata sul conto dell’azienda), malafede occultata a suo tempo falsificando opportunamente gli atti e il registro di protocollo della banca stessa. Malafede che ora è appunto dimostrata da una prova documentale inoppugnabile, documenti di cui sono rientrato recentemente in possesso e che ho potuto riesaminare con attenzione.

Nella presunzione che gli abusi commessi molti anni fa potessero non essere a conoscenza della direzione della Banca di Roma gli ho scritto, il 30 giugno 2004, una lettera (raccomandata A.R.) per informarli della querela, con la richiesta di sanzioni disciplinari nei confronti dei responsabili e per dar loro la possibilità di, assumendo la responsabilità dei fatti illeciti, riparare almeno in parte ai danni causati. Oppure, qualora qualora avessero ravvisato il proprio buon diritto a fare quello che è stato fatto, a procedere legalmente contro di me, visto che li ho querelati per gravi reati
Lettera che a tutt’oggi (28/12/2004) non ha avuto la minima risposta.

Come vedrete i fatti risalgono al lontano 1990, ma solo recentemente ho potuto avere le prove dell’abuso subito in quanto mi sono ritornati documenti di cui avevo perduto il possesso per lunghi anni.
Quindi, avendo letto che fra i compiti istituzionali della Banca d’Italia vi è quello di proteggere i cittadini dagli abusi in loro danno commessi dalle banche, sono a chiederVi di verificare quanto asserisco e di prendere gli eventuali provvedimenti a carico dei responsabili per quanto di Vostra competenza.

Qualora, per qualsiasi motivo, non fosse possibile formulare nessun provvedimento a carico dei responsabili e della banca, chiedo formalmente di essere messo a conoscenza delle motivazioni.
Parimenti qualora fosse ravvisata la liceità del comportamento della banca chiedo formalmente di essere messo a conoscenza delle motivazioni.

Qualora fosse ravvisato un comportamento illecito della banca chiedo formalmente che:
- tutte le conseguenze negative a carico mio, della mia azienda e dei componenti la mia famiglia siano sospese, annullate, e sia dichiarata la piena riabilitazione, per quanto di competenza della Banca d’Italia
- di ricevere formale comunicazione a riguardo dalla Banca d’Italia con l’esplicitazione della natura dell’illecito subito
- Che la Banca d’Italia proceda senza indugio alla segnalazione dei fatti alle altre Istituzioni per cui di competenza e all’applicazione delle sanzioni a carico dei responsabili per quanto di propria competenza.

La cosiddetta “prova documentale” dell’illecito subito consiste negli originali delle lettere raccomandate e delle buste in cui erano contenute, tutte su carta intestata della Cassa di Risparmio di Roma, e tutte identicamente falsificate nella data e nel numero di protocollo, e tutte con firma autografa del direttore
Allegate alla querela sono state allegate delle fotocopie delle stesse da me autenticate secondo la legge Bassanini.
Qualora per Voi sia necessario prendere visione dei documenti originali (si tratta di cinque raccomandate, una alla mia azienda e una per ogni fidejussore) potrò esibirli senza indugio su Vs. richiesta.

Inoltre:
- poiché l’azione illegale della predetta banca ha causato il fallimento della mia azienda, con conseguente vendita all’asta dei beni della stessa operata dalla curatela fallimentare
- poiché io e la mia famigia, a seguito del fallimento, abbiamo dovuto subire la vendita all’asta della casa di proprietà
- poiché da notizie di stampa ho avuto conoscenza di una indagine operata dalla Procura di Perugia sul Tribunale Fallimentare di Roma, indagine che ha portato all’arresto di giudici, avvocati, commercialisti e persone partecipanti alle aste giudiziarie, e altre indagate.
- Poiché fra gli indagati risultano essere, da notizie di stampa, sia il Curatore Fallimentare della mia azienda sia l’avvocato che ha curato la vendita all’asta della mia casa
- Poiché mi ritengo gravemente danneggiato, io e la mia famiglia, sia per la vendita all’asta dei beni dell’azienda (furono venduti per circa 25 milioni delle vecchie lire) sia per la vendita all’asta della casa (è stata venduta a giugno 2003 per 130.000 euro)
Per questi motivi ho chiesto alla Procura di Perugia di essere sentito e chiederò di essere ammesso come parte civile in questo procedimento, e quindi Vi allego anche il documento che ho trasmesso alla Procura di Perugia.

Con Osservanza

Luigi Di Stefano


Allegati
- Copia della querela elevata il 11 Giugno 2004 (comprensiva di allegati)
- Copia della lettera inviata alla Banca di Roma il 30 Giugno 2004 (a mezzo racc. A.R.
- Copia della lettera inviata alla Procura di Perugia il 28/12/2004 

La Banca d'Italia mi risponde il 23 Marzo 2005 che la questione segnalata rientra nei rapporti privatistici che le banche intrattengono con la clientela, e che è competente esclusivamente l'autorità giudiziaria.
Se comunque la Banca d'Italia dovesse svolgere approfondimenti su fatti oggetto di esposti, le risultanze non sarebbero comunque divulgabili a terzi perchè coperte da segreto d'Ufficio
(clik sull'immagine per ingrandire il documento).
 

Io avevo capito, leggendo il T.U.B., che la Banca d'Italia avesse comunque dei poteri tali da poter impensierire un "vigilato" che commette una frode. Mica pensavo che si dovessero sostituire alla magistratura, ma che ne so, una tirata d'orecchi, un cazziatone...
Invece non li riguarda.
Mia madre, con la saggezza popolare ha commentato: da Erode a Pilato!

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